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domenica 16 gennaio 2022

IL CILIEGIO



Un contadino possedeva un magnifico ciliegio. Era l'orgoglio della sua terra. Tutti quelli che passavano sulla strada accanto alla proprietà del contadino ne restavano ammirati. Quando era il tempo della fioritura la campagna tutt'intorno sembrava sorridere compiaciuta davanti a una esplosione così gioiosa di petali rosa. Il contadino raccoglieva insieme a due lavoranti le ciliegie turgide che l'albero produceva in generosa abbondanza. Quelle ciliegie erano profumate e riempivano la bocca con un succo che tingeva le labbra di rosso vivo. Sul banco del mercato le ciliegie del contadino si distinguevano da tutte le altre per il loro colore sanguigno, talmente intenso da sembrare finto. Eppure egli non era felice. Aveva perso la moglie già da molti anni, e i suoi tre figli da tempo non vivevano più con lui poiché avevano preferito emigrare all'estero. Viveva dunque solo ma continuava a coltivare la terra, spinto dalla caparbia volontà di non arrendersi alla vecchiaia e consapevole di non poter fare altro ormai per riempire le sue giornate. Il parroco sognava di vederlo in chiesa durante la Messa, ma il contadino, ormai anziano e senza più sogni né speranze, ripeteva sempre di non voler credere in un Dio che gli aveva causato tante sofferenze e lo aveva lasciato senza i suoi affetti. Quando il sacerdote passava accanto alla sua terra restava incantato a guardare il magnifico ciliegio che esplodeva di frutti. Fu proprio il ciliegio a suggerirgli una riflessione che espose durante l'omelia della Messa domenicale. Commentando il passo del Vangelo in cui Gesù parla dei gigli dei campi e degli uccelli nel cielo, parlò del ciliegio del contadino e disse: "C'è più fede in quel ciliegio che in tanta gente di mia conoscenza. I meravigliosi frutti che ci regala sono il segno della sua lode al Signore". Qualcuno andò a riferire al contadino le parole del parroco. Egli ne fu assai indispettito e una sera, prima di andare a letto, si avvicinò al ciliegio e guardandolo con astio disse:" Questa notte recita le tue ultime preghiere perché domani ti abbatterò, e con il tuo legno farò fabbricare dei mobili che metterò in vendita. Hai paura forse? La tua fede ti aiuterà a trovare il coraggio!"
Durante la notte il contadino fece un sogno. Si trovava nella sua terra e il cielo era grigio come se stesse per arrivare un violento temporale. Egli vide la moglie defunta. Stava in piedi a pochi metri da lui e aveva un'espressione triste. Lui la chiamò ma lei, senza rispondergli, gli indicò qualcosa sollevando un braccio. Il contadino guardò nella direzione che la moglie gli indicava. Nel posto dove si trovava il ciliegio l'albero non c'era più ma c'era qualcuno seduto sulla base del tronco ormai reciso. Un uomo. Il contadino si avvicinò e lo riconobbe. Era Gesù. "Dov'è il mio ciliegio?" gli chiese. Gesù rispose: "Non avevi deciso di abbatterlo? Domani, quando non ci sarà più, conserverai il suo tronco e lo utilizzerai per far scolpire un grande Crocifisso che regalerai alla vostra chiesa. Dirai inoltre al parroco di porre il Crocifisso dietro l'altare." Prima che il contadino potesse rispondergli qualcosa un terribile fragore lo svegliò. Era scoppiato un forte temporale e tuoni spaventosi facevano tremare i vetri della casa mentre fulmini abbaglianti illuminavano a giorno la campagna.


Il mattino seguente uno dei due lavoranti che lo aiutavano nella terra andò a svegliare il vecchio bussando forte al portone della casa e chiamandolo agitato. Il contadino scese dal letto e ancora in pigiama raggiunse il lavorante che, con grande concitazione, lo pregò di seguirlo perché doveva mostrargli una cosa. In mezzo alla terra ancora fradicia della pioggia notturna, il ciliegio giaceva spezzato in due. Un fulmine lo aveva abbattuto. Non appena lo vide il vecchio contadino si pentì di averlo voluto abbattere e visse questo evento come una meritata punizione. Poi ricordò il sogno che aveva fatto. Ricordò le parole di Gesù seduto sulla base del tronco. Aveva detto di far scolpire un Crocifisso da regalare al parroco per farlo mettere dietro l’altare. Lui regalare un Crocifisso al parroco? Ma se erano anni che non metteva piede in una chiesa! Lo sapevano tutti che non credeva in Dio. Ai lavoranti non disse nulla del sogno che aveva fatto e ordinò loro di sfrondare subito il ciliegio perché aveva intenzione di venderne il legno.

La notte seguente sognò di nuovo Gesù. Stava sempre seduto sulla base del ciliegio ma stavolta lo guardava severamente. "Perché vuoi vendere il legno del tronco? - gli domandò - Ti ho detto che cosa devi farne. Perché non vuoi obbedirmi?" Al risveglio il contadino si sentì molto turbato da questo secondo sogno. Pur continuando a pensare che si trattasse solo di una costruzione della sua mente, decise di fare come gli era stato ordinato.
La notizia fece subito il giro del paese. Tutti seppero che il vecchio contadino blasfemo e senza Dio aveva commissionato a un giovane artista del luogo una scultura che doveva raffigurare un soggetto sacro. La gente si rammaricava della triste fine che aveva fatto il ciliegio. Nessuno lo avrebbe più visto ergersi fiero in mezzo alla campagna e i suoi meravigliosi frutti non avrebbero più allietato le loro tavole, ma il dispiacere era stemperato dalla curiosità che il gesto del vecchio stava suscitando in tutti. Quando il parroco venne a saperlo si rallegrò e non riuscì a nascondere la sua speranza che il Signore avesse finalmente trovato un varco nel cuore di quell'uomo.

Il giorno in cui il Crocifisso fu pronto il contadino incaricò i due lavoranti di andarlo a ritirare e di consegnarlo direttamente al parroco riferendogli di farlo collocare dietro l'altare. Il parroco fu felice di ricevere quella bella scultura, ma si dispiacque che non fosse venuto il contadino in persona a consegnargliela. Decise così di andare a fargli visita per ringraziarlo personalmente. Quando il contadino vide dalla finestra il sacerdote che avanzava verso la sua casa, si affacciò furente e cominciò a urlare: "Che cosa ci venite a fare da me? Non vi basta il Crocifisso? Venite a chiedere offerte? Non riuscirete mai a portarmi in chiesa per sentire le sciocchezze che predicate! Io ho perso tutto, anche il mio ciliegio! Godetevelo voi adesso!" Pronunciate queste parole con una rabbia che sapeva di pianto richiuse bruscamente la finestra. La notte seguente fu molto agitata. Sognò di nuovo Gesù ma stavolta non era seduto sulla base del ciliegio. Si trovava in piedi davanti al suo letto e gli disse: "Perché non hai voluto accogliermi? Ero venuto a ringraziarti per il regalo che mi hai fatto ma tu mi hai cacciato via. Se vuoi recuperare quello che hai perso va' domani stesso dal parroco per confessarti, e durante la Confessione gli racconterai di avermi sognato e di ciò che ti ho chiesto. Domani lo farai!".
Al mattino, quando si svegliò, il vecchio meditò su ogni parola ascoltata durante il sogno. Non essendo ancora convinto che a parlargli fosse davvero Gesù, provò grande rabbia e fastidio all'idea di doversi confessare, cosa che aveva dovuto fare controvoglia l'ultima volta il giorno prima del matrimonio. Da allora non si era mai più avvicinato a un confessionale. Poi ricordò che cos'altro gli era stato detto: "Se vuoi recuperare quello che hai perso va' domani stesso dal parroco per confessarti". Mentre ripensava a queste parole si affacciò dalla finestra e guardò la base del ciliegio distrutto dal fulmine. Istintivamente volse lo sguardo verso il cielo e disse ad alta voce, con tono di sfida: "Oggi andrò a confessarmi ma tu fammi ricrescere il ciliegio, me l'hai promesso! Hai promesso di ridarmi ciò che ho perso. Questa sarà la prova che sei stato davvero tu a parlarmi nel sogno".
Mentre camminava verso la chiesa i compaesani che lo incontravano si fermavano a guardarlo stupiti e lo seguivano con gli occhi per capire dove si stesse dirigendo. Tanto stupore era giustificato dal fatto che il vecchio, da quando aveva perso il ciliegio, non usciva più dai confini della sua proprietà. Qualcuno cominciò ad andargli dietro, e un po’ alla volta se ne aggiunsero altri finché non si formò un piccolo corteo di curiosi che procedeva dietro di lui silenziosamente. Il vecchio non sembrò accorgersene. Continuava a camminare tenendo lo sguardo fisso in avanti e conservando sul viso un’espressione torva come se stesse andando a regolare un conto in sospeso con qualcuno.
Quando entrò in chiesa il corteo di curiosi si fermò in attesa davanti al sagrato. Passò circa mezz'ora prima che il vecchio uscisse di lì. Quando finalmente venne fuori e discese le scale del sagrato, i curiosi che si erano radunati nella piazza fecero finta di nulla e si misero a parlare tra di loro. Il vecchio li guardò abbozzando un sorriso beffardo e poi disse: "Il parroco sta bene, non vi preoccupate. Non gli ho fatto troppo male." Detto ciò passò in mezzo alla gente senza dire più nulla e si avviò verso casa.

Nei giorni che seguirono egli cominciava già dal mattino, appena sveglio, a controllare se il ciliegio stesse ricrescendo. Sebbene gli sembrasse una pretesa assurda si sentiva in diritto di aspettarsi un miracolo del genere da Colui che lo aveva spinto a confessarsi e a rimettere piede in chiesa. Ma ogni giorno rimaneva puntualmente deluso nel guardare la base del ciliegio che gli appariva solo come segno di cosa morta e di speranza vana. Una mattina, mentre per l'ennesima volta cercava di intravedere anche un solo rametto nuovo che fosse presagio di un'impossibile rinascita, si sentì chiamare da una voce familiare. Sporgendosi dalla finestra vide due uomini che si sbracciavano a salutarlo. Guardò meglio chiudendo e riaprendo gli occhi più volte. Li riconobbe. Erano i suoi figli! Erano due dei suoi figli che lavoravano all'estero. Fu stupito e felice di vederli e scese giù in fretta per correre ad abbracciarli. Si abbracciarono a lungo tutt’e tre, poi salirono in casa. Il padre si sforzò di non piangere e chiese ai figli come mai fossero ritornati così all'improvviso. I due spiegarono che l'azienda in cui lavoravano aveva dovuto licenziare diversi dipendenti e purtroppo era toccato anche a loro di essere cacciati. "E Alfredo?" chiese il padre. Alfredo era il figlio maggiore. Era stato il primo ad emigrare ed era soddisfatto del lavoro che aveva trovato in quell’azienda, pur avendo ancora parecchie difficoltà ad esprimersi nella lingua del posto. Da lì aveva chiamato i due fratelli dicendo che la sistemazione era sicura e il lavoro assai redditizio. "Anche lui è stato licenziato - disse uno dei due -ma si vergogna di tornare perché si sente responsabile nei nostri confronti e anche verso di te. Tu però non ti preoccupare papà, vedrai che tornerà anche lui. Lo sai come è fatto Alfredo, è sempre stato molto orgoglioso e il suo orgoglio lo fa sentire in colpa". "Adesso siamo qui papà - disse l'altro - e resteremo con te per ricominciare tutti insieme! Forse è giusto che sia andata così. Ti chiediamo scusa per averti abbandonato ma da oggi in poi resteremo sempre qui, ci rimboccheremo le maniche e lavoreremo insieme a te come una volta. Anche Alfredo ci raggiungerà. La mamma sarebbe felice di vederci di nuovo tutti insieme!". Il vecchio contadino guardò verso la finestra da cui ogni giorno si affacciava per soddisfare l’assurda pretesa di veder resuscitare il ciliegio. Sentì una nuova luce invadergli il cuore. Adesso cominciava a capire quale fosse l'immenso dono che il Signore aveva deciso di fargli. Pregò in silenzio che anche l'altro figlio tornasse al più presto e sentì il bisogno di pronunciare un immenso GRAZIE con la voce dell'anima. "Papà - disse uno dei due figli interrompendo i suoi pensieri - ma che fine ha fatto il ciliegio? Come mai non c'è più?". Il contadino sorrise e rispose: "Il ciliegio è andato in chiesa". I due figli si guardarono meravigliati perché non avevano capito il senso di quella frase. Egli li guardò sorridendo e aggiunse: "Adesso ci andiamo anche noi. Lì c'è un amico che ci aspetta. Troppo tempo l'ho fatto aspettare. Sarà felice di vederci tutti insieme." Mentre si incamminava con loro due sulla strada che conduceva verso la chiesa, il contadino capì che il Signore aveva mantenuto la sua promessa. Quel giorno gli aveva fatto ritrovare la cosa più preziosa della sua vita, l’incomparabile tesoro che il tempo gli aveva portato via e che ormai pensava di aver perduto per sempre: l’amore e la vicinanza dei suoi figli.





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giovedì 19 agosto 2021

L'UOMO CHE ERA BENVOLUTO DA DIO

 

C'era una volta un uomo che sosteneva di essere felice perché era particolarmente benvoluto da Dio. "Ogni cosa che io desidero Egli me la concede" raccontava a tutti soddisfatto e sorridente. Alcuni lo ritenevano pazzo, altri bugiardo, altri ancora gli davano del "presuntuoso". Quell'uomo allora, per dimostrare di non avere torto, disse un giorno ad un gruppo di persone che gli avevano chiesto una prova inoppugnabile di ciò che sosteneva con tanta sicurezza: "Non credete che Dio mi ama? Adesso ve lo dimostro. Ogni sera chiedo al Signore:" Domani voglio che sorga il sole! "e Lui, puntualmente, ogni mattina mi sveglia con la luce del sole che bussa alla finestra della mia stanza. Poi gli chiedo: stanotte voglio che splenda alta nel cielo la Luna. E Lui, ogni notte, realizza ciò che gli ho chiesto regalandomi una magnifica e luminosa visione della Luna e del firmamento da lasciare senza fiato. Poi gli chiedo: voglio che immense nuvole multiformi riempiano il cielo con la loro insuperabile fantasia che farebbe invidia a un grande pittore. Ed ecco che se alzo lo sguardo bianche nuvole danzano lente e cambiano forma di continuo davanti ai miei occhi pieni di stupore." A questo punto le persone che lo ascoltavano lo interruppero protestando a gran voce. Uno dei presenti gli disse spazientito: "Ma tu ci stai prendendo in giro! Queste cose già esistono indipendentemente dai tuoi desideri e sono a beneficio di tutti, non soltanto di pochi privilegiati benvoluti da Dio." "Ti sbagli mio caro amico - rispose l'uomo sorridendo - tutte queste cose esistono davvero soltanto per chi le desidera ogni giorno come un meraviglioso e quotidiano regalo del Signore. Solo chi ne apprezza il valore e la bellezza le vive come un perpetuo dono di Colui che le ha create. Non c'è nulla di scontato nell'opera di Dio, e nulla è più prezioso e desiderabile di ciò che Egli prepara ogni giorno con immenso amore per tutti i Suoi figli. Soltanto chi comprende quanto amore ci sia in tutto quello che lo circonda si rende conto davvero di essere benvoluto da Dio."


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mercoledì 4 agosto 2021

I BUONI FRUTTI


Una calda e radiosa mattina d'estate due teologi discutevano in aperta campagna all'ombra di un pesco. Seduti sull'erba con le spalle appoggiate al tronco dell'albero disputavano su importanti argomenti di Fede. Stavano parlando già da un'ora facendo dotte citazioni dalla Bibbia e dai Padri della Chiesa quando videro all'improvviso arrivare da lontano un contadino. Uno dei due teologi propose al collega: "Proviamo a chiedere a quell'uomo chi di noi due ha ragione". "A lui? - rispose l'altro - ma quell'uomo non capirà neanche di che cosa stiamo parlando!" "Forse proprio per questo è l'arbitro ideale per dirimere la nostra controversia. Gesù non ha detto forse che la verità appartiene ai semplici? Chiediamo dunque a una persona semplice di porre finalmente termine a questa complicata diatriba". L'altro teologo sorrise divertito e accettò la proposta. Quando il contadino si fu avvicinato essi si alzarono da terra e lo salutarono cordialmente. Il contadino reggeva in una mano un'ampia cesta di vimini e nell'altra teneva una scala di legno. Rispose al saluto dei due e appoggiò la scala al tronco dell'albero. Mentre si arrampicava sulla scala con la cesta sotto il braccio i due teologi lo osservavano. Il contadino scelse con cura e staccò dai rami alcune grosse pesche e le raccolse nella cesta, poi ridiscese dalla scala. I due rimasero incantati dalla bellezza e dal profumo di quei frutti. "Volete assaggiarle?" domandò l'uomo. Essi accettarono volentieri. Mentre assaporavano le pesche offerte dal contadino il teologo che aveva lanciato all'altro la proposta di coinvolgere l'ignaro agricoltore nella disputa si decise a parlare. "Senta, visto che è stato così gentile vorremmo chiederle un'altra cortesia. Noi siamo due professori di teologia, ferventi cattolici, ma non riusciamo a metterci d'accordo su una questione alquanto complessa. Vorremmo dunque domandarle il suo parere." Il contadino li guardò sorpreso poi rispose:" Ma io non so nulla di teologia. Credo in Dio Onnipotente e in quello che ogni giorno mi regala, di più non saprei dirvi. ". L'altro teologo sorrise e disse: "Proprio per questo pensiamo che il suo giudizio sarà per noi illuminante. Anche senza sapere di che cosa stavamo discutendo, così, a istinto, chi pensa che abbia ragione tra noi due?" Il contadino guardò in alto pensoso tra i rami del pesco, poi osservò i frutti che aveva raccolto nella cesta. Mentre i due professori finivano di gustare le pesche dolci e succose egli domandò loro:" Vi sono piaciute?". I due assentirono con entusiasmo affermando di non averne mai assaggiato di più buone. "Ecco - disse il contadino - secondo me ha ragione lui." "Lui chi?" domandò curioso uno dei due teologi. "Ha ragione l'albero, ha ragione il pesco - proseguì il contadino - Gesù ha detto infatti che l'albero buono si vede dai suoi frutti. Chi di voi due un giorno sarà capace di produrre non soltanto parole ma frutti buoni come quelli che quest'albero ci dona nella bella stagione, quello avrà sicuramente ragione." Pronunciate queste poche parole il contadino riprese la cesta e la scala e si allontanò. I due teologi, che tenevano ancora in mano il nòcciolo delle pesche appena mangiate, si guardarono negli occhi rimanendo in silenzio e assorti a meditare sulla risposta dell'uomo. Poi piano piano incominciarono a sorridere tutt'e due come illuminati da una brillante intuizione. Le parole del contadino non avevano toccato il loro cuore, avevano offerto soltanto un nuovo alimento alla loro erudita superbia. Gettarono via i nòccioli sull'erba e si incamminarono lungo il sentiero di campagna mettendosi a discutere su quale fosse il vero significato del discorso evangelico dell'albero e dei "buoni frutti". Essi possedevano una sapienza soltanto accademica, arida e vuota come una terra infertile. La sapienza del contadino apparteneva invece ad un cuore umile e innamorato, una sapienza che sa riconoscere nelle cose più semplici della vita un meraviglioso frutto dell'amore di Dio.



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domenica 25 luglio 2021

IL CAMPANELLO

 

Un uomo molto fedele a Dio ma esasperato dalla propria incapacità di resistere alle tentazioni del Maligno chiese un giorno al Signore: "Padre, fa' in modo che ogni volta in cui sto per cedere a una tentazione suoni un campanello d'allarme che serva ad avvertirmi e a fermarmi prima che sia troppo tardi." Il Signore gli rispose: "Figlio mio, se io facessi suonare un campanello ogni volta in cui stai per cedere a una tentazione tu diventeresti sordo o finiresti per impazzire. Il Maligno ti tenta senza tregua, in modo dichiarato o subdolo, nelle azioni e anche nell'intimità dei pensieri. Se non hai la ferma volontà di resistergli con l'aiuto della Fede e della preghiera a ben poco servirebbe un campanello d'allarme. Tutto quello che posso dirti è questo: immagina di uscire di casa con un vestito nuovo e prezioso. Certamente staresti attento a non sporcarlo, eviteresti le pozze d'acqua melmosa e gli schizzi di fango, percorreresti strade pulite, non andresti certo ad inerpicarti su un sentiero impervio pieno di sterpi, terreno, spine e polvere. Il vestito nuovo ed elegante che indossi è quello con cui dovrai presentarti a me per la Festa nel Cielo, lo stesso che hai indossato nel giorno del Battesimo, ed è bene che lo conservi integro e pulito come io te l'ho donato. Ma se una macchia anche piccola dovesse adombrarne lo splendore e l'eleganza va' di corsa a lavarlo affinché torni a risplendere nuovo come prima. Questo è il comando che ti do: preoccupati di conservare candido e immacolato il tuo vestito percorrendo le luminose vie della purezza e rifuggendo le valli oscure del peccato, e quando ti accorgerai che il fango del mondo lo ha macchiato ancora una volta affrettati a lavarlo con la Confessione e il pentimento sincero. Soltanto così potrai partecipare alla meravigliosa Festa nel Cielo che ho voluto per te e per tutti coloro che mi amano."




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mercoledì 14 luglio 2021

LA DATA DI NASCITA DI GESÙ

 


Un argomento insistentemente dibattuto è la vera data di nascita di Gesù: è nato davvero il 25 dicembre? Ancora una volta mi sembra che ci si occupi del superfluo a danno del sostanziale. Ancora una volta trovo perfettamente adeguato il famoso detto: "Quando il saggio indica la Luna lo stolto guarda il dito". Per chi riconosce l'identità divina di Gesù avere dei dubbi sulla Sua effettiva data di nascita non ha alcun senso, infatti Dio non può avere una data di nascita perché Egli esiste "da sempre". Il meraviglioso evento dell'Incarnazione del Verbo che celebriamo a Natale è molto più importante del giorno preciso in cui esso avvenne. Questo principio vale ancor più per l'altra grande ricorrenza cristiana: la Pasqua. Dovremmo forse chiederci in quale giorno Gesù è stato crocifisso e in quale preciso giorno è avvenuta la Sua Resurrezione? La data mobile della Pasqua non può mettere in dubbio lo straordinario evento della Resurrezione di Nostro Signore e i successivi avvenimenti che vi si concatenano: l'Ascensione e la Pentecoste. Sappiamo inoltre che i dubbi sull'identità anagrafica di Gesù non sono cominciati oggi, perché già nel Vangelo qualcuno si espresse a questo riguardo con capziosa ostilità.

"Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". (Gv.8, 57-58)



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sabato 10 luglio 2021

IL SOLE E DIO


Un giorno il sole rivolgendosi a Dio manifestò il suo stupore e la sua perplessità per il bizzarro comportamento degli uomini. In estate, quando si avvicinava di più a loro per scaldarli con il suo vigoroso calore li vedeva sbuffare, dare in smanie, soffrire, imprecare e invocare il freddo invernale. Quando in inverno si allontanava da loro li sentiva al contrario invocare le vampate della bella stagione. Domandò dunque: "Ma perché le creature umane sono sempre così insoddisfatte? Gli alberi fruttificano, perdono le foglie e poi rinverdiscono senza mai lamentarsi, gli uccelli migrano verso altri cieli, la terra segue obbediente e generosa il ritmo delle stagioni. Perché soltanto gli uomini hanno sempre da lagnarsi di ogni loro condizione, fosse anche la più vantaggiosa del mondo?". "Abbi pazienza - rispose sorridendo il Signore - non devi offenderti se essi mostrano così poca gratitudine nei tuoi confronti. Anche con me sono intolleranti e sfiduciati. Molti di loro affermano convinti che io non esisto e perfino quelli che mi amano spesso si domandano se un Padre davvero ci sia nell'alto dei Cieli. Che cosa accadrebbe se un giorno decidessi davvero di abbandonarli? Sarebbe come se tu spegnessi per sempre la tua luce lasciandoli nel buio di una notte gelida e infinita. Dunque continua ad illuminarli pazientemente con i tuoi raggi come io li illumino con il mio amore. Le creature umane sono fatte così: paurose, inquiete, incostanti, ingrate, inappagate, ma io le amo proprio per questo, perché so che più di tutte le altre creature della Terra esse hanno bisogno di me come hanno bisogno di te, che sei la fonte della vita. Tu le consoli e le prepari al riposo con la meravigliosa dolcezza dei tuoi tramonti, e all'alba prometti a ciascuno di loro un giorno di luce nuova e di speranza. Non faccio lo stesso anch'io con i loro cuori?"




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mercoledì 5 maggio 2021

DOV'È LA PIETÀ?

 

Ricordo che sono stato a Roma per la prima volta nel 1973, all'età di otto anni. Provai davvero una grande emozione, soprattutto quando mi apparve all'improvviso davanti agli occhi il Colosseo in tutta la Sua maestosità. La voce del Papa Paolo VI e la sua piccola figura bianca in lontananza (all'epoca non c'erano i maxischermi in piazza) mi suggerirono qualcosa di incantato e di surreale. Una volta entrati nella Basilica di S. Pietro mi sentii letteralmente sovrastato dalle sculture che l'adornano, ma anche dal peso dei secoli che la mia fantasia di bambino avvertiva con più forza del fascino mistico di quel luogo santo. Ricordo che in un angolo c'era una tenda, come una sorta di piccolo sipario che nascondeva qualcosa. Si trattava dello spazio normalmente occupato dalla famosa "Pietà" di Michelangelo. In quel periodo purtroppo il capolavoro non era visibile al pubblico perché sottoposto da diversi mesi a un delicato intervento di restauro. Venni così a sapere che la meravigliosa scultura di Michelangelo era stata gravemente danneggiata a colpi di martello da uno squilibrato (il fatto era avvenuto nel maggio 1972). Ricordo che avendo sentito parlare della Pietà mentre entravamo in Basilica, quando ci trovammo di fronte a quel triste spazio vuoto coperto da una tenda purpurea domandai dispiaciuto ai miei genitori: "È adesso dov'è la Pietà? Quando potremo vederla?". Questa domanda mi risuona ancora oggi malinconica nel petto ma con una differente intenzione. Dov'è finita la pietà? Quando potremo rivederla? La pietà che dovrebbe straziarci l'anima davanti al dolore dei fratelli è stata presa a martellate, è assente dalla nostra vista e dal cuore. Forse anch'essa è in fase di restauro perché troppi danni ha subìto in questo mondo così spietato fino all'inverosimile. Quando potremo ritrovarla? Soltanto la pietà può salvarci, perché se alla pietà subentra la fredda ragione ogni orrore diventerà plausibile, accettabile, ci abitueremo a tutte le ingiustizie e la sofferenza del fratello non lascerà sgorgare nemmeno più una lacrima ma solo sterili ragionamenti. Di fronte al dolore e al pianto di Maria per il Figlio morto si leverà sempre una voce senza amore e senza cuore che domanderà: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Il segreto più profondo della Fede cristiana sta nella pietà che il buon ladrone ebbe per la sofferenza di Gesù. Di fronte a ciò che non riusciamo a comprendere dobbiamo farci condurre dalla pietà, perché solo questo sentimento consente di vedere con chiarezza tutto ciò che il Signore ha nascosto da sempre all'intelligenza del mondo.






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sabato 1 maggio 2021

QUANDO IL SIGNORE DECISE DI DIVENTARE PADRE

 

Nel corso della Creazione il Signore aggiungeva giorno dopo giorno elementi alla Sua mirabile opera e se ne compiaceva. Come un grande artista guarda nascere un po' alla volta il suo capolavoro Egli considerava la bontà delle cose da Lui create: "E Dio vide che era cosa buona." (Gen. 1, 10). Poteva bastare tutto questo alla Sua gioia, alla Sua soddisfazione di Creatore. Tuttavia per rendere davvero perfetto e compiuto il Creato mancava ancora qualcosa, una creatura in cui Egli potesse rispecchiarsi e sulla quale potesse riversare tutto il Suo Amore per essere ricambiato: l'uomo. Ed è così che Dio decise di diventare Padre. Forse sapeva già a quali dispiaceri sarebbe andato incontro. Fin dall'inizio sperimentò la disobbedienza dei Suoi figli, e poi assisté amareggiato all'omicidio compiuto da un fratello nei confronti dell'altro fratello, e fu soltanto l'inizio. A quanti altri crimini e tradimenti ha dovuto assistere nel tempo non smettendo mai di amarci! Noi restiamo nel bene e nel male la causa della Sua felicità. Non il cielo e la Terra potevano far palpitare il Cuore dell'Altissimo di gioia o di dolore, ma soltanto la creatura umana, l'unica che volle fare a Sua immagine. Tanto grande è stato il Suo Amore di Padre che Egli ha dato il Suo Figlio Unigenito per noi e insieme al Figlio ha sofferto, ha subìto insulti e incomprensioni, è morto. Per amor nostro il Padre ha sperimentato il dolore e la morte, ma tutto questo lo rende ancora oggi felice, perché nel bene e nel male noi continuiamo ad essere l'unica causa della Sua felicità.






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domenica 11 aprile 2021

LA FEDE RINVERGINA LA VITA

 


Quando si è bambini si cerca di capire il mondo imitandolo. I genitori rappresentano il primo modello e, se ci sono, anche i fratelli maggiori. Quando si è adolescenti c'è voglia di esperienze forti e l'animo è pronto a fibrillare per ogni novità, per ogni conquista che ci faccia emozionare ed arricchisca il cuore di esuberante letizia. Da giovani vogliamo finalmente entrare con saggezza e sapienza nella vita, rivaleggiamo e ci confrontiamo col mondo, abbiamo ansia ed urgenza di imparare tante cose per crescere e raggiungere un traguardo importante: la realizzazione dei nostri sogni. Man mano che passano gli anni tuttavia ci chiudiamo alle nuove imprese e il coraggio di rischiare viene meno. Pensiamo di non aver più nulla da costruire e da assicurarci se non una tranquilla e serena vecchiaia. La Fede ci impone un percorso completamente diverso. Quella voglia di scoperta e di novità che caratterizza la prima parte della vita, quando il cuore è ancora vergine e affamato di nuovi sentimenti, deve essere la regola costante di chi ama Dio e ispirato da questo amore non smette mai di cercarlo e di invocarlo. Non vi è stanchezza né rinuncia per chi ama Dio e crede con entusiasmo alle Sue promesse. Nulla sarà prevedibile e scontato per chi segue la Via luminosa che porta verso il Cielo. La Fede rinvergina la vita e la fa diventare un terreno fertile in cui ogni giorno fruttifica e si compie la Grazia del Signore.



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mercoledì 7 aprile 2021

COME CANDELE SPENTE

 

Questa storia risale a un tempo assai lontano, quando gli uomini usavano ancora le candele per illuminare le proprie abitazioni. C'era una volta in una casa antica una candela che aveva paura di ardere. Essa vedeva le sue povere compagne che venivano consumate nei candelabri, sui lampadari, nelle bugie e sugli scrittoi e ne commiserava la triste sorte: ridotte a un mozzicone di cera sciolta in pianto, svanite in un dolore che consuma fino a lasciare un piccolo lago di lacrime solidificate. Lei non voleva fare quella fine. Così alta, candida, ben levigata come la lancia di un guerriero sarebbe in poche ore diventata un nulla, un ammasso informe di cera disciolta. Per questo quando i padroni di casa infilavano una mano nella scatola in cui giaceva insieme alle altre compagne, la povera candela tremava di paura, e non potendo fare nulla per sottrarsi al suo destino sperava ogni volta che non fosse arrivato il suo turno. Una sera vide una compagna infilata in una bugia di terracotta che il padrone aveva appoggiato nel ripostiglio accanto alla scatola delle candele ancora da utilizzare. Quale compassione ne ebbe! Era ormai "al lumicino". Consumava le ultime gocce di cera e muoveva debolmente la fiammella che emanava fiochi bagliori. "Compagna mia - le disse impietosita - come ti sei ridotta! Come ti hanno trattata, come ti hanno sfruttata! Eri bella e integra e ora non sei più niente. Dovrò diventare anch'io così? Perché dobbiamo esistere per così poco tempo e poi diventare un niente, perché ci hanno creato per svanire come un'effimera illusione?" L'altra candela, con quell'ultimo residuo di calore ed energia che le era rimasto rispose piano, affannando: "Mia cara amica, noi siamo state create per fare luce, non per essere complici dell'oscurità. Non sai quante cose meravigliose ho visto e ho fatto vedere alle creature umane! Ho portato luce sulla tavola della famiglia unita a cena, ho illuminato le preghiere della mamma che invocava il Signore per la felicità dei Suoi figli, le ho fatto luce mentre raccontava favole al più piccolo per farlo addormentare, e ho aiutato il padre a scrivere lettere sul suo scrittoio a un fratello che vive lontano. Che meraviglia aver sentito tante emozioni e averle illuminate! Sai, ho ascoltato spesso anche le loro parole, le confidenze che si facevano, le loro gioie, le preoccupazioni, i progetti per l'avvenire. Ho saputo inoltre che è in arrivo una luce nuova, una nuova energia che illuminerà le strade e le case. Non so bene di cosa si tratti, ma so che molto presto gli uomini non avranno più bisogno di noi come prima. Compagna mia spera che ti chiamino presto a illuminare la loro vita perché è un'emozione indescrivibile. Significa capire perché siamo state create, significa sentirsi utili, significa vedere i loro occhi smarriti nel buio che seguono pieni di gratitudine la nostra luce. Certo non vedrai sempre cose belle, ci saranno anche lacrime e sospiri dolorosi, ma la tua gioia sarà sempre grande perché porterai a tutti il conforto della tua luce." Pronunciate queste ultime parole la sua debole fiammella si spense per sempre, e un sottilissimo filo di fumo salì verso il soffitto estinguendosi velocemente nell'oscurità. La candela nella scatola meditò sulle parole della compagna da poco spirata e improvvisamente provò una sensazione nuova, le si accese dentro un desiderio fortissimo. Ebbe voglia di essere scelta subito perché voleva anch'essa illuminare gli abitanti della casa ed emozionarsi insieme a loro. Pregustò le ineffabili sensazioni che il calore della sua luce avrebbe procurato a sé stessa e alle persone della famiglia. Cominciò ad attendere con ansia che la mano del padrone la prendesse finalmente per infilarla in un candeliere, per portarla in giro nelle stanze e nei corridoi, sulla tavola in cucina, sullo scrittoio, sul comò e nella camera dei bambini, davanti al dolce sguardo della mamma che per i suoi piccoli ogni ora sospirava, sorrideva, pregava. Il desiderio di illuminare la loro vita l'avrebbe consumata fino alla sua ultima goccia di cera, fino al suo ultimo istante di felicità.

Il Signore ci ha creato per portare luce nel mondo e ardere di amore, non per vivere come candele spente.







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venerdì 19 marzo 2021

"PERCHE' MI PERCUOTI?"


Una delle frasi più famose del Vangelo, quell'invito che appare così assurdo alla logica del mondo, è l'esortazione di Gesù a "porgere l'altra guancia". Sfido chiunque a dimostrarmi di non aver accettato "con riserva" questo invito del Maestro. Sappiamo inoltre che i nemici della Fede cristiana, coloro che provocano i credenti con grande malizia, spesso fanno appello a questo insegnamento di Gesù dicendo che se siamo dei veri cristiani dobbiamo accettare insulti e percosse senza opporre la minima resistenza. La perversa logica del mondo ha trasformato "Porgi l'altra guancia" in una frase che piace molto agli schiaffeggiatori. Eppure in un'altra situazione del Vangelo, quando Gesù riceve uno schiaffo da una guardia per aver risposto con troppa audacia al sommo sacerdote, sappiamo che Egli reagisce con una domanda precisa e disarmante. "Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»" (Gv. 18, 23). "Perché mi percuoti?". Questa domanda mette chi ci colpisce di fronte alle proprie responsabilità. Una domanda che vale quanto un castigo divino. Una domanda che nella sua apparente delicatezza contiene la più dura accusa a chi opera il male. Gesù avrebbe potuto rivolgere la stessa frase a coloro che decisero di farlo crocifiggere, a coloro che si indignarono nella sinagoga davanti alle Sue parole, a coloro che lo accusavano di bestemmiare e perfino di essere un indemoniato. Il Signore potrebbe rivolgere le medesime parole ancora oggi a chi nega la Verità da Lui proclamata o a chi lo insulta bestemmiando. Se anche noi invece di reagire con rabbia ponessimo la stessa domanda a coloro che ogni giorno ci fanno del male, i nostri "schiaffeggiatori" molto probabilmente non saprebbero che cosa rispondere.

"Perché mi percuoti?"







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lunedì 15 marzo 2021

AI MIEI FRATELLI NON CREDENTI


Voi che non credete sostenete che Dio non esiste perché la condizione umana è molto triste: essa è fatta di cattiverie, di sofferenze fisiche e morali e infine di morte. Eppure voi stessi riconoscete che nel mondo esistono l'amore, l'amicizia, la felicità; ne siete tanto convinti che queste cose meravigliose le desiderate e le cercate fortemente ogni giorno della vostra vita. Ma se la condizione umana è così irrimediabilmente triste al punto da indurvi a non credere in Dio, allora da dove vengono l'amore, l'amicizia, la felicità? Chi vi induce a desiderare questi sublimi sentimenti che riscattano l'uomo da tutte le sue insopportabili miserie? C'è senz'altro qualcosa di più grande, qualcosa che trascende la nostra condizione terrena ed eleva il cuore ad altezze imponderabili, qualcosa di talmente immenso e luminoso da sembrarci irraggiungibile. Questo "qualcosa" tocca ogni creatura con i raggi del Suo Amore. Questo "qualcosa" si chiama Dio.



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venerdì 15 gennaio 2021

IL RELATIVISMO, UNA MENZOGNA FACILMENTE CONFUTABILE

 


"Così è (se vi pare)" recita il titolo di una famosa commedia di Pirandello. Questo titolo così semplice e ammiccante è già un piccolo manifesto del relativismo, quella corrente di pensiero che cominciava a farsi strada nel ventesimo secolo come frutto di una sempre crescente perdita di valori e di riferimenti precisi, un canceroso processo spirituale che è alla base della crisi dell'uomo contemporaneo. Il dubbio è stato "istituzionalizzato" al punto da diventare una prova di estrema intelligenza, mentre ogni certezza assoluta viene stigmatizzata come manifesta dimostrazione di ottusità e di fanatismo. Questa perdita di valori assoluti e inoppugnabili non poteva risparmiare la religione, anzi, la religione è diventata il principale bersaglio del pensiero relativista. Se in altri contesti, come ad esempio la politica e lo sport, è tollerata ogni forma di schieramento e di incrollabile ed estremistica fede, in ambito religioso viene richiesta la massima accondiscendenza ed elasticità in nome della tolleranza e del reciproco rispetto. Tuttavia, se prendiamo in considerazione le tre grandi religioni monoteiste, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, non possiamo ignorare che esse si sono sviluppate su un terreno comune: la Bibbia. Ebrei e cristiani condividono il Pentateuco, i primi cinque libri della Sacra Scrittura, mentre il Corano trova nella Bibbia dei cristiani e degli ebrei il suo humus, la sua linfa, la sua ispirazione. Queste tre grandi confessioni che contano miliardi di fedeli in tutto il mondo vengono chiamate anche "religioni abramitiche", perché i loro seguaci riconoscono in Abramo il comune capostipite. Ecco dunque che non esistono confini così invalicabili, muri così alti e spessi da non poter essere abbattuti. Io sono cristiano e certamente difendo la Verità proclamata e rappresentata dalla Persona di Gesù Cristo, ma ciò non vuol dire che io neghi le altre verità ispirate dall'unica incontrovertibile Verità, quella contenuta nella Sacra Bibbia. Gesù stesso afferma che Egli non è venuto per cancellare il passato e la tradizione, ma per renderli perfetti. "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento." (Mt. 5, 17). Ogni dubbio fine a se stesso, ogni dubbio che non trovi sbocco nell'accettazione di una verità assoluta finisce per creare soltanto angoscia e smarrimento. Alla fine della citata commedia di Pirandello entra in scena una misteriosa donna velata che si presenta al pubblico come "la verità". Ella sostiene di non esistere perché dice di sé stessa: "Io sono colei che mi si crede" ma "per me nessuna, nessuna". Questa donna così misteriosa è portatrice di un falso assioma. Il fatto che non tutti gli uomini della Terra la pensino allo stesso modo non implica la totale assenza di una Verità che possa essere condivisa da tutti. L'oscura dama che conclude la commedia di Pirandello può essere assunta come emblema del relativismo moderno. Io tuttavia voglio guardare da un'altra parte. Voglio guardare alla luminosa presenza di Colui che ha proclamato di sé stesso con voce limpida, autorevole e sincera, con l'audacia e l'incontrastabile fermezza di chi non verrà mai smentito né dagli uomini, né dal tempo, né dai cambiamenti della storia: "IO SONO VIA, VERITÀ E VITA". 







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venerdì 25 dicembre 2020

SIAMO NATI TUTTI IL 25 DICEMBRE

 

Ogni anno in questo periodo ripeto che il vero festeggiato è Gesù Cristo, ed è dunque a Lui che dobbiamo dedicare il cuore e la mente perché a Natale celebriamo la Sua Nascita. Quest'anno invece per la prima volta il Signore mi ha ispirato una nuova ed inaspettata riflessione, aggiungendo così un valore in più a questa Santa ricorrenza che fa esultare i fedeli di immensa gioia e profonda gratitudine. Nello scambiarci gli auguri di "Buon Natale" riconosciamo che anche noi siamo i festeggiati perché il compleanno di Gesù è senza dubbio anche il "nostro" compleanno. Non siamo forse nati in Cristo nel giorno del Battesimo? Gesù è venuto nel mondo per la nostra rinascita spirituale, per liberarci dalla morte e dal peccato e donarci la vita eterna. Non è dunque il compleanno della carne quello che conta ma il compleanno dello spirito, un compleanno speciale che non riguarda soltanto noi ma anche i nostri fratelli in Cristo che sono nati o vorranno rinascere in Lui. Tutti noi siamo nati nello stesso giorno, il giorno della vita nuova, il giorno della nascita al mondo di Nostro Signore Gesù Cristo.

"Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito." (Gv. 3, 4-6)







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giovedì 24 settembre 2020

LA PARTE MIGLIORE


Se solo avessimo la piena consapevolezza dell'importanza che il Signore ha dato alle nostre vite, del destino dell'anima, di come sia fondamentale preoccuparci dell'eternità che ci aspetta e non solo del presente, non ci occuperemmo più di nient'altro nella nostra vita che non sia il raggiungimento dell'eterna beatitudine nel Cielo. Ci comporteremmo tutti come la giovane Maria. Mentre la sorella Marta attendeva alle faccende domestiche lei non riusciva più a staccarsi da Gesù e lo ascoltava estasiata. Ma potrebbe esistere un mondo simile, un mondo in cui tutti si pongono in estatica contemplazione di Gesù Cristo e della Sua Parola? Questo mondo già esiste, ma non qui sulla Terra. Nel Regno di Dio vivremo tutti assorti in un'ininterrotta e felice contemplazione del Signore. Qui sulla Terra le quotidiane esigenze della carne, se pur lecite e naturali, ci distrarranno sempre dalla Luce della Verità. Gesù, ben consapevole della condizione umana, non deplora ma nemmeno loda l'efficienza di Marta, ineccepibile donna di casa che lo ascolta ma senza tralasciare i suoi ordinari impegni. 

"Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta." (Luca 10, 38-42)

Anche noi dunque dobbiamo scegliere la parte migliore della vita e del mondo, che è Gesù Cristo. In un altro momento del Vangelo Egli ha raccomandato ad ognuno di noi, con lo stesso tono con cui si rivolse a Marta: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." (Mt. 6, 33). Cercare innanzitutto il Regno di Dio significa fare la volontà del Padre lasciando al Signore il tempo e la libertà di far sì che si compia, anche miracolosamente, la Sua volontà. Il torto di Marta non fu quello di non credere, fu quello di ritenere che le preoccupazioni materiali del quotidiano e la gestione delle faccende domestiche fossero più importanti della Parola di Cristo. Questo è l'errore di molti di noi: rendere marginale ciò che invece dovrebbe essere il centro di un'esistenza sana e votata alla salvezza. Dobbiamo ribaltare l'ordine delle cose, un ordine che in realtà è disordine, perché chiunque anteponga a Cristo le esigenze del mondo e quelle della carne sta rinunciando alla parte migliore. Sta rinunciando all'eternità.










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giovedì 3 settembre 2020

IL SILENZIO DI SAN GIUSEPPE



Molti fedeli si meravigliano del fatto che il divino sposo di Maria non pronunci alcuna parola in tutta la narrazione evangelica. Inoltre non viene riferito nulla riguardo alla sua morte; Giuseppe era già assente alle nozze di Cana e nemmeno sotto la Croce lo ritroviamo. Sappiamo soltanto che egli esce di scena non appena Gesù comincia a rivelarsi pubblicamente come il Figlio di Dio. Tutto questo ha indotto erroneamente alcuni a pensare che egli abbia un ruolo subalterno rispetto alla Vergine e a tutti gli altri personaggi del Nuovo Testamento. Il silenzio di Giuseppe ha lo stesso peso e la stessa profondità di una parola che viene dal cuore. Egli è destinatario di quella che potremmo chiamare la "seconda Annunciazione": l'angelo rivolge a lui lo stesso annuncio rivolto a Maria per renderlo consapevole dell'immenso privilegio ottenuto da Dio e per farlo desistere dal proposito di rifiutare l'unione sponsale con Lei. Noi tutti sappiamo che il Vangelo è un testo ispirato, anzi direi di più, "dettato" dallo Spirito Santo, non può esservi dunque alcuna omissione o dimenticanza da parte di chi lo ha scritto come non troveremo nelle Sue pagine alcuna ridondanza o parola che possa apparire superflua. Il silenzio di Giuseppe assume la stessa potenza divina del "Sì" di Maria. Il suo "Sì" si traduce nell'obbedienza di chi si assume volontariamente l'onere di una paternità legale e per questo motivo ancora più cosciente e responsabile. Ma la paternità di Giuseppe non è soltanto putativa, è spirituale. A differenza di Maria che pur "non avendo conosciuto uomo" accetta questa inattesa maternità stabilendo anche un legame carnale con Gesù, Giuseppe accetta di prendersi cura di quel Figlio che viene dal Cielo e non dalla sua carne. Egli è un uomo giusto, non ha il coraggio di ripudiare la sua promessa sposa sottoponendola al pubblico disprezzo. Pur con il cuore che possiamo immaginare straziato pensa di rinunciare per sempre al coronamento del suo grande amore. Ma il Signore attraverso l'annuncio dell'angelo lo invita a non aver paura e gli fa comprendere l'enorme importanza del compito che sta per affidargli. Giuseppe accetta ed è presente come padre educatore e protettivo solo nella prima parte della vita di Gesù, quella anteriore all'inizio della Sua predicazione e del Suo rivelarsi come il Cristo. È da quel momento che non sentiamo più parlare di lui. Il padre umano che Dio ha scelto su questa Terra doveva occuparsi soprattutto della formazione, della vita familiare, lavorativa e sociale di Gesù, perché a Maria spettava invece l'eroico e appassionato compito di accompagnare il divino Figlio fin sotto la Croce. Avete notato che la voce di Giuseppe non si sente nemmeno quando il piccolo Gesù sparisce per tre giorni a Gerusalemme? Nel momento in cui finalmente lo ritrovano non è Giuseppe a rimproverarlo bensì Maria. Egli lascia alla sua divina sposa il compito di redarguire dolcemente il bambino, perché nella sua infinita umiltà di padre chiamato da Dio non osa certo rimproverare Colui davanti al quale bisogna solo inginocchiarsi. Soltanto Maria, la Piena di Grazia, poteva avere questa autorità nei confronti del Verbo.










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domenica 9 agosto 2020

LA STRAGE NON SI È FERMATA A BETLEMME



Il 28 dicembre la Chiesa commemora i Santi Innocenti Martiri, ma la strage non si è fermata a Betlemme. Che cos'è l'aborto? L'aborto è una condanna a morte in cui il luogo dell'esecuzione è lo stesso nel quale dovrebbe formarsi, nutrirsi ed essere tutelata una nuova vita. Ci sono due modi per dire "no" alla vita. Il primo è suicidarsi, il secondo è abortire. Nel secondo caso però abbiamo detto "no" al posto di un altro.
La strage continua.








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sabato 25 luglio 2020

OGGI SARAI CON ME IN PARADISO



Questa solenne promessa fatta da Gesù al malfattore agonizzante sulla croce può suscitare alcune perplessità in chi legge la Bibbia. Come mai, potremmo chiederci, se Gesù non ascende subito al Paradiso per ricongiungersi al Padre (sappiamo che rimane 40 giorni sulla Terra prima che questo accada), come mai promette al malfattore pentito che nel giorno stesso della sua morte sarà insieme a Lui nel Regno dei Cieli? Inoltre, se davvero il malfattore ascenderà subito al Paradiso può apparire cosa assai irriverente che la sua ascesa al Cielo preceda addirittura quella del Cristo! La risposta a questa serie di apparenti incongruenze spazio-temporali si trova in quello che già sappiamo di Gesù e che Egli stesso conferma agli apostoli: “IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA” (Giovanni 10, 30). Dunque non dobbiamo meravigliarci che Dio Padre parli alle Sue creature attraverso la voce del Cristo. In quel momento era il Padre che prometteva al malfattore il Paradiso, non il “figlio dell’uomo”, la cui missione sulla Terra non si era ancora conclusa. Avete notato che le ultime frasi pronunciate da Gesù sulla Croce sembrano essere in aperto contrasto tra loro? Questo perché in quegli ultimi istanti le due nature del Cristo, quella umana e quella divina, coesistenti nella Sua Persona, facevano sentire ognuna la propria voce. Accorata e dolorosa quella del Figlio; solenne e luminosa quella del Padre.

Figlio: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno.”
Padre: “In verità ti dico: oggi tu sarai con me in Paradiso.”
Figlio: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito."
Padre, Figlio: “Donna, ecco tuo figlio…Ecco tua madre.”
Figlio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Figlio: “Ho sete.”
Padre: “Tutto è compiuto.”







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giovedì 28 maggio 2020

IL PARADISO È NEGATO SOLO A CHI NON VUOLE ENTRARCI



La parabola del figliol prodigo ci offre, come diamante dalle infinite sfaccettature, un altro spunto di riflessione. Come sappiamo il fratello maggiore rifiuta di entrare in casa mentre è in corso la festa che il padre ha voluto dare in onore del figlio ritrovato. Il padre allora, dispiaciuto del fatto che egli non voglia condividere la gioia della loro casa, abbandona la festa ed esce per andarlo a chiamare. Egli prega il figlio di entrare ma quello, adombrato e offeso, rinfaccia al padre di non avergli mai dato nemmeno un capretto per fare festa con gli amici, mentre adesso ha fatto ammazzare il vitello grasso per quell'altro che ha dissipato tutti i suoi averi con le prostitute. A questo punto notiamo già qualcosa di incongruente nel comportamento del figlio maggiore. Egli si lamenta di non aver mai potuto fare festa e intanto non vuole partecipare alla grande festa che si sta svolgendo in casa sua. Nella metafora evangelica sappiamo che quella casa è il Paradiso, perché per ogni peccatore tornato al Cuore di Dio si fa festa grande nella Sua Casa. Cos'è che impedisce al figlio "saggio" e "fedele" di entrare e partecipare allo stesso gaudio e letizia del padre e del fratello? L'orgoglio, l'invidia, la superbia. Egli desiderava un festeggiamento tutto per lui. Il padre si è addirittura scomodato ad uscire di casa per andargli incontro e "pregarlo" di entrare, ma lui nonostante ciò si rifiuta perché è accecato dal proprio egoismo. Non è forse questo che il Signore ha fatto con tutta l'umanità? Egli si è incarnato, è uscito dalla propria Casa, è venuto incontro ai figli qui nel mondo per invitarli ad entrare nel Suo Regno, ma non tutti i figli hanno accettato l'invito. Questo Padre amorevole e misericordioso è venuto nel mondo anche per insegnare ad amarsi e a rispettarsi vicendevolmente, a gioire l'uno per la felicità dell'altro, a soccorrersi, a compatirsi, a perdonarsi reciprocamente. È tutto questo che il padre cerca di far capire al figlio maggiore, perché anche noi dobbiamo fare festa per i nostri fratelli perduti e ritrovati. Gesù non ci racconta il finale della parabola, per questo non sappiamo se il fratello del figliol prodigo scioglierà finalmente il suo cuore indurito dall'orgoglio ed entrerà in casa. Ed è forse proprio nella parte non raccontata della parabola che Gesù lascia alla nostra coscienza la risposta. Penso che tutti noi dovremmo identificarci non nel figliol prodigo ma nel suo fratello così ostile e resistente all'amore divino. Il Signore porge a tutti l'invito ad entrare nel Suo Regno, ma noi come abbiamo risposto a questo invito? Se sappiamo che in questo Regno troveremo anche i fratelli che abbiamo giudicato male nel mondo, i fratelli con cui non abbiamo mai voluto spartire nulla perché ritenevamo che fossero peggiori di noi, accettiamo lo stesso l'invito? Per entrare nel Regno di Dio bisogna prima imparare ad amare e a perdonare. La porta di questa Casa è aperta a tutti ma non tutti vogliono entrarci. Che cosa dice il padre al figlio orgoglioso? "Tutto ciò che è mio è tuo". Il Signore ha condiviso con noi ogni Suo bene, ma non tutti vogliono godere di questo bene, non tutti vogliono partecipare a quella festa perpetua che è la vita nel Paradiso.






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sabato 21 marzo 2020

DISTANZIAMENTO SOCIALE



Come sarà l'uomo del futuro? Come sarà la nostra vita quando finirà questa emergenza che fa da spartiacque tra una vecchia concezione della vita e la nuova realtà che ci attende? In questi giorni si parla tanto di "distanziamento sociale" riferendosi alla distanza da mantenere tra le persone per contenere la diffusione del virus. A dire il vero l'espressione "distanziamento sociale" poteva essere idonea anche alla vita che abbiamo condotto finora. Il comunicare con i social, con i telefoni cellulari aveva già creato una notevole distanza, una triste lontananza soprattutto tra i giovani. Oggi è proibito darsi la mano ed abbracciarsi perché sono gesti pericolosi per la nostra salute fisica. Ma in fondo questi calorosi atti di vicinanza stavano diventando molto rari anche prima. Forse dopo questa esperienza tutto ciò che appariva moderno e indispensabile apparirà superato, obsoleto, antico e inadeguato per l'uomo nuovo. Il forzato isolamento domiciliare a cui siamo costretti in questi giorni sta rendendo gli strumenti tecnologici l'unica possibilità di comunicare con il mondo. Ma quando saremo finalmente liberi tutte le possibilità che il progresso ci sta offrendo le assoceremo alla solitudine, alla paura e al dolore. L'uomo nuovo avrà bisogno di altro per comunicare con il prossimo. Un sorriso, un abbraccio, una parola viva, una distanza ravvicinata per ascoltarsi e per capirsi davvero, una salvifica stretta di mano.








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giovedì 19 marzo 2020

LA TERZA GUERRA MONDIALE




È scoppiata la terza guerra mondiale, ma non è la guerra che molti profeti di sventura avevano previsto. È una guerra in cui tutte le nazioni del mondo si sono alleate contro lo stesso nemico. Nelle due precedenti guerre mondiali c'è stata una lotta fratricida che ha visto tutti perdenti. Questa volta tutti gli uomini della Terra sentono la necessità di solidarizzare, di obbedire a delle nuove regole che andranno a vantaggio dell'intera collettività. Alla fine di questa guerra sarà la dignità dell'uomo a vincere e sarà il desiderio di amore e di vicinanza il nuovo e più diffuso sentimento degli uomini del futuro. Ricordo una frase di Albert Einstein: "Non so come verrà combattuta la terza guerra mondiale, ma so come verrà combattuta la quarta: con la clava." Per fortuna non sarà così. Dalle ceneri di una vecchia e spietata concezione della vita e dell'umanità sorgerà un mondo nuovo. Il nemico del nostro tempo non è soltanto il coronavirus. Il nemico comune è il culto del denaro e del profitto a vantaggio di pochi e a danno dei molti. Questa esperienza ci insegnerà che gli uomini non sono numeri. I diversi provvedimenti adottati attualmente dal Governo a favore delle imprese, delle famiglie e della Sanità ci dimostrano che si può imboccare una direzione diversa. Questo è l'insegnamento che il Signore sta impartendo ai Suoi figli. Cerchiamo di seguirlo anche nel futuro.

"Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote." (Lc. 1, 51-52)




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domenica 8 marzo 2020

CORONAVIRUS, A QUALE NORMALITÀ VOGLIAMO RITORNARE?



Il mio desiderio in questo momento è che il virus scompaia ma che resti il fervore della preghiera e la volontà di andare in chiesa per parlare con il Signore e adorarlo. Il mio desiderio è che un giorno si possa riscoprire l'importanza di una stretta di mano e di un abbraccio, perché tutti avranno compreso che si può condividere la solitudine forzata ma anche la gioia di ritrovarsi felicemente uniti in chiesa durante la Messa come anche nel posto di lavoro o in famiglia. Il mio desiderio è che si pensi in futuro un poco di più a Dio e molto meno a sé stessi e alle inconsistenti apparenze che il mondo ci impone. In epoche molto remote, quando flagelli ed epidemie non mancavano, la religiosità era molto più diffusa sia tra i ricchi che tra i meno abbienti, sia tra i colti che tra gli analfabeti. La letteratura italiana comincia ufficialmente con una lode a Dio, il "Cantico delle creature" di S. Francesco d'Assisi, e ha il suo più solido pilastro in una monumentale opera che parla di Inferno, Purgatorio e Paradiso, la Divina Commedia. Forse l'uomo un tempo aveva una più precisa coscienza della propria caducità, del proprio essere un nulla davanti a Dio. È bene che oggi si recuperi questa sana e santa consapevolezza. Spero che quando saremo usciti da quest'incubo non torneremo alla consueta "normalità", quella normalità che fa credere all'uomo moderno di essere autonomo, evoluto, autosufficiente, indipendente da Dio, anzi che lo rende sicuro di non aver bisogno di alcun Dio. Al Signore non mancherà occasione, in futuro, per farci ricordare ancora una volta quanto siamo fragili e indifesi nel ritenerci così stupidamente forti.



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sabato 15 febbraio 2020

LA VERIFICA



Si presentarono davanti alla porta del Paradiso uno scienziato e un analfabeta. L'angelo guardiano fece segno ai due di fermarsi poi disse: "Che cosa avete portato con voi dal mondo per dimostrare di poter entrare in questo Regno?" Lo scienziato rispose: "Io possiedo la conoscenza che ho conquistato con tanto sacrificio. Essa mi ha consentito di fare delle scoperte importanti per l'umanità. Ho contribuito al progresso liberando il genere umano dalle tenebre dell'ignoranza." L'angelo gli domandò che cosa avesse scoperto e lo scienziato gli illustrò tutto il percorso di studi e ricerche che aveva brillantemente compiuto. Il guardiano celeste se ne compiacque. L'analfabeta intanto ascoltava in silenzio e attendeva con timore il momento in cui l'angelo si sarebbe rivolto a lui per interrogarlo. "Che cosa gli risponderò? - disse tra sé -  Io non ho mai saputo fare niente. Ho ricevuto soltanto umiliazioni nella mia vita. Quando gli altri parlavano non capivo che cosa dicevano e spesso li ho fatti ridere a causa delle stupidaggini che dicevo e della mia ignoranza. Ho combinato solo guai e fatto sciocchezze imperdonabili. Sono stato pigro, non mi sono mai impegnato in qualcosa di serio e nei momenti peggiori me la sono cavata sempre dicendo "Lasciamo fare a Dio". Adesso sono qui in compagnia di quest'uomo di fronte al quale io non valgo nulla. Anche qui dunque mi tocca di essere umiliato." Quando l'angelo smise di parlare con lo scienziato rivolse i suoi occhi verso l'analfabeta. Egli tremava, mentre lo scienziato sorrideva soddisfatto di sé. L'angelo guardò con un sorriso l'analfabeta e gli fece segno di entrare. Il pover'uomo fece un gesto come per dire: "Io?". L'angelo annuì e disse dolcemente: "Ho già ascoltato i tuoi pensieri. Tu hai raggiunto la perfezione nel riconoscere la tua imperfezione. Ti sei affidato a Dio ed ora Egli ti accoglie volentieri nel Suo Regno." L'altro, sopraffatto dallo stupore e procedendo timido e lento, varcò la luminosa soglia e disparve nella Luce. Lo scienziato, nel vedere il misero ignorante entrare subito in Paradiso senza referenze e senza aver esibito alcun merito, protestò con l'angelo." Io ho passato tutta la mia giovinezza a sgobbare sui libri e sempre ho continuato a studiare per acculturarmi anche quando ero ormai uno stimato accademico. Mentre io sudavo e mi impegnavo per risolvere alcuni spinosi problemi della scienza e contribuire al progresso dell'umanità quell'incolto si negava alla conoscenza e sprecava il suo tempo. Adesso lui viene giudicato più meritevole di me al punto da non essere nemmeno esaminato ed essere ritenuto degno addirittura di precedermi?""Mio caro - rispose l'angelo - con queste ultime parole hai commesso un grave errore. Possibile che la tua intelligenza non sia servita a farti capire che il Signore ti aveva già destinato al Paradiso? Egli aveva bisogno però di un'ultima verifica. Per questo ha voluto che ti presentassi davanti al Suo Regno in compagnia di quell'uomo. Consentendo a un povero ma umile analfabeta di precederti ha scatenato la tua indignazione e la tua invidia perché hai pensato di essere più meritevole di lui. Questo sentimento ritarderà il tuo ingresso in Paradiso perché hai dimostrato di non essere ancora pronto. Colui che invece ha provato vergogna di se stesso riconoscendo di essere piccolo ha trovato la chiave giusta per ottenere la beatitudine del Cielo. Questa chiave si chiama "umiltà."





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domenica 2 febbraio 2020

IL SENSO DELLA VITA UMANA




Chiunque abbia trascorso gran parte della sua vita a chiedersi il perché di tutto; chiunque abbia provato a cercare la risposta negli ineffabili segreti dell’universo; chiunque abbia saggiato la sapienza umana per capire il senso ultimo delle cose; chiunque sia rimasto incantato e rapito dalle bellezze del Creato trovando già in esse una prova d’amore; chiunque cerca da sempre la risposta definitiva lì dove c’è soltanto una luminosa irradiazione della Verità; chiunque abbia fatto un percorso che racchiude tutto ciò che ho elencato dovrebbe prendere esempio dai Magi. Quegli uomini sapienti e saturi di conoscenza degli astri, i quali si affidarono alla guida di una stella, conclusero il loro cammino sapienziale davanti al Bambino di Betlemme. Ed è lì che anche noi dobbiamo concludere la via dei nostri affanni, delle nostre curiosità, dei nostri perché. Davanti a Colui che racchiude in sé l’unica risposta possibile al senso della vita umana.








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domenica 19 gennaio 2020

VINCOLI DI GRAZIA



Perché Gesù è così severo quando parla dei legami familiari? Egli usa toni abbastanza duri quando parla dei rapporti che intercorrono tra i consanguinei, e la narrazione evangelica dimostra che i Suoi stessi parenti non vollero credere in Lui.

"Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»" (Mc. 6, 4)
"Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»" (Lc. 8, 20-21)
"Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me" (Mt. 10, 37)
"Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui." (Gv. 7, 5)
"Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé»." (Mc. 3, 21)
"Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna." (Mt. 19, 29)
"i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa." (Mt.10, 36)

Sembra dunque che Egli voglia negare il valore dei vincoli di sangue. In realtà, con le Sue parole così apparentemente impietose, Gesù avvalora maggiormente la meravigliosa meta a cui secondo la nuova logica divina ogni uomo deve aspirare: l'appartenenza al Regno dei Cieli. Gesù è venuto ad annunziare questo Regno che trova nella Sua divina Persona la massima esemplificazione terrena. Per appartenere a questo Regno è necessario uscire dai vecchi schemi, dalle vecchie regole, dai vecchi confini. Gesù non è venuto soltanto per la salvezza del popolo eletto ma per la salvezza di tutta l'umanità. Non è venuto per confermare gli angusti legami familiari, la forza del clan che si riconosce in regole rigide ed intoccabili. Ogni uomo troverà suo fratello in un altro uomo, in qualsiasi uomo di questa Terra. I confini della famiglia si allargano, si rinnovano, si espandono in una universale armonia in cui nessuno potrà essere più considerato un "estraneo". Nella logica divina che Gesù insegna al mondo estranei diventano coloro che vantano legami apparentemente prioritari: i legami di sangue. In fondo neanche le due persone speciali e privilegiate che hanno formato la Sua Sacra Famiglia, Giuseppe e Maria, poterono dirsi realmente "consanguinei" di Gesù. Nel nuovo mondo da Lui annunciato e predicato siamo tutti uniti senza confini di patria e di famiglia. Non esistono dunque più vincoli di sangue ma soltanto "vincoli di Grazia".



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lunedì 6 gennaio 2020

UNA SOAVE CAREZZA




Che cosa sono quei due schiaffetti dati dal Papa per liberarsi da una stretta dolorosa rispetto a tutti i volgari insulti che sta ricevendo in questi giorni? Vignette di pessimo gusto (postate anche da insospettabili cattolici praticanti) accuse insulse e calunniose, sberleffi, giudizi spietati. Al confronto delle percosse morali che Papa Francesco sta ricevendo i due schiaffetti dati alla fedele asiatica sono soltanto una soave carezza.









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giovedì 2 gennaio 2020

IL PAPA SCHIAFFEGGIATORE? LA COLPA È DI CHI LO VUOLE TUTTO PER SE




Dopo il suo secondo gesto di “umanissima impazienza” Papa Francesco è stato ancora una volta investito da accuse e pretestuose polemiche nei social, dove notoriamente scarseggiano il raziocinio e la pietà. Ricordiamo che in Messico, nel 2016, Bergoglio rimproverò un giovane il quale, immerso nella folla di fedeli, voleva attirarlo a sé in un abbraccio esclusivo che stava rischiando di ledere l’incolumità del Pontefice. “Non essere egoista!” questo disse il Papa al giovane messicano. Alla fine dell’anno appena trascorso, dopo la Messa del Te Deum, durante il suo consueto passaggio accanto ai fedeli in piazza San Pietro il Papa è stato bloccato da una fedele asiatica che gli ha afferrato con forza il braccio per attirarlo a sé e imporgli con determinazione di ascoltarla. Egli si è mostrato dapprima dolorante poi alquanto irritato da quella presa. Con due schiaffetti si è liberato dall’autoritaria morsa di quella donna che, seppur desiderosa di comunicare qualcosa al Santo Padre, non ha certo scelto il modo più opportuno, umile e civile. Che cosa ne sarebbe del povero Pontefice se tutti i fedeli che incontra così da vicino volessero afferrargli un braccio, un lembo della talare o tutto il corpo per stabilire un contatto più forte ed intenso? Per quel che mi riguarda, anche se riuscissi solo a sfiorare una mano del Papa sarei già felicissimo. L’egoismo di taluni fedeli che vogliono il Papa tutto per sé può generare episodi come quello accaduto in piazza San Pietro. Sono convinto che anche Gesù avrebbe avuto la stessa reazione se qualcuno in mezzo alla folla gli avesse strattonato un braccio facendogli del male.








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lunedì 23 dicembre 2019

LA VITA E LA MORTE



La vita e la morte un giorno si accordarono per decidere chi fosse la più forte. "Vediamo chi riuscirà a dimostrare la propria superiorità" disse la morte sicura di trionfare. "Va bene - rispose la vita con calma - vediamo." Dentro una clinica, davanti al nido, le due compagne guardavano i neonati sgambettanti nelle culle. "Vedi - disse la vita - guarda quanti nuovi nati ti porto nel mondo, che meraviglia! Saresti capace tu di tanto?" La morte sorrise con una smorfia ironica e poi disse: "Andiamo in un cimitero e ti faccio vedere quanti me ne porto via. Anche questi pargoletti, chi prima e chi dopo, me li riprendo tutti." La vita non s'arrese. Portò la morte ad una festa di nozze. "Vedi quei due sposi? - disse indicando due giovani felici in mezzo ai commensali brindanti - tra poco quei due giovani metteranno al mondo un figlio, e hanno davanti a loro una vita lunga e ricca di felicità. E dopo il primo figlio ve ne saranno altri due. E anche loro metteranno al mondo altri figli, cosicché quei due sposi un giorno avranno una caterva di nipoti con cui giocheranno felici." La morte li guardò e poi disse col solito ghigno ironico: "Tutti me li riprenderò un giorno e te li porterò via. Sposi, figli e nipoti." La vita non si diede per vinta. "Ti batterò sempre sul tempo - disse piena di entusiasmo - perché mentre tu ne porti via uno altri cento ne farò venire al mondo, e altri cento ancora, e altri mille! Chi è dunque la più forte?" "Io, sempre io - asserì la morte - perché sono sempre io che ho l'ultima parola, non tu. Tu ti sforzi di portarne dieci, cento, mille, ma io tutti te li tolgo e li trascino a me per la vittoria finale." Allora la vita ebbe un'idea. Condusse la morte in una chiesa. "Vedi- disse compiaciuta - guarda quanta gente che prega." "Beh? - fece la morte sdegnosa - anche questi me li porterò via tutti, alcuni di loro stasera stessa." "È vero - convenne la vita - ma queste persone non hanno paura di te, perché sanno di poter vivere in eterno." La morte scoppiò in una risata fragorosa e isterica." Vivere in eterno! Ma che sciocchezze vai dicendo? L'ultima parola ce l'ho io, sempre io, nessuno potrà mai piegarmi. L'uomo ha potuto soltanto allungare la sua permanenza nel mondo rimandando l'appuntamento con me. Ma io so aspettare. Non ho fretta." "Mia cara sorella - disse la vita - perché sorella ti chiamò un grande Santo, io e te siamo vincenti e perdenti in egual misura, questa è la verità. Oltre me e te vi è qualcos'altro di molto più grande, immenso e incomparabile, davanti al quale sia io che te dobbiamo inginocchiarci. Davanti alla Sua maestà dobbiamo cedere il passo perché Egli governa il mondo e l'universo. Noi serviamo soltanto il mondo come ancelle della vita mortale e della natura. Ma Lui è l'eternità." Dopo aver ascoltato queste parole la morte sconfitta nell'orgoglio se ne andò in un silenzio pieno di rancore. La vita invece tornò serenamente al suo quotidiano e paziente lavoro al servizio del Signore.







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martedì 26 novembre 2019

LETTERA A UN NON CREDENTE




Caro fratello che non credi in Dio e ti fidi solo della ragione umana, quando dico che Cristo è la Verità non pretendo che tu creda alle mie parole, spero solo che tu creda alle parole di Colui che è venuto nel mondo per la nostra felicità. Dimmi, tu che invochi la forza della ragione trovi forse qualcosa di non ragionevole nelle parole di Cristo? Ti sembra irrazionale invitare gli uomini ad amarsi, esortare le creature ferite a praticare il perdono escludendo il pensiero della rivalsa e della vendetta? Quando gli scribi e i farisei provocavano Gesù con domande insidiose Egli dava sempre risposte precise, acute e illuminanti alle quali era impossibile replicare. Caro amico che non credi in Dio e tanto meno nel Suo Figlio unigenito, ti ricordo che gli unici ad accusare Gesù di essere un impostore erano coloro che lo odiavano. Prima ti ho chiesto di trovare qualcosa di insensato nelle Sue parole, adesso ti chiedo: “Trovi forse qualcosa di sbagliato in ciò che Egli predica?". Magari seguendo la logica del mondo troverai che Egli insegna cose folli e impraticabili, soprattutto quando invita ad amare chi ci odia, a benedire chi ci maledice e a perdonare ogni cattiva azione subita. Gesù di Nazareth è la prova che esiste una strada davvero nuova da percorrere, esiste qualcosa che su questa Terra non è stato ancora sperimentato. Lo scetticismo nei confronti della Fede cristiana e della divinità di Gesù nasconde l’incapacità o la scarsa volontà della maggior parte degli uomini di mettere in pratica le parole di un così sublime Maestro, la paura di intraprendere il nuovo cammino da Lui indicato. Grande e salvifico è l’amore che Egli predica. Seguire Gesù è difficilissimo per tutti, anche per coloro che già credono in Lui e lo amano. E questo fatto dimostra molte cose. Pensaci, mio caro amico.




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domenica 10 novembre 2019

PIANTO PER L'EUROPA




Il 9 novembre appena trascorso abbiamo celebrato i trent'anni dall'abbattimento del muro di Berlino. Molte vite sono dovute cadere per far innalzare quel muro che ha spezzato in due non solo la dignità di un popolo, ma di un intero continente. Tante altre ne sono dovute cadere per poterlo abbattere. Ricordo che questo evento fu salutato con gioia e speranza dal popolo tedesco e da tutti i popoli europei. Fu interpretato come segno di svolta, di rinnovamento, di riscatto, al punto che l'immagine di un muro che divide le persone e che crolla sotto i colpi di uno spirito nuovo è diventata addirittura proverbiale. Ma è davvero tutt'oro quel che riluce? L'abbattimento del muro non è giunto del tutto inatteso. Esso è stato il preannuncio dell'imminente fine dell'impero sovietico. Quello che sarebbe stato impensabile qualche anno prima, in piena guerra fredda, è diventato realizzabile con la fine delle tensioni tra Est e Ovest. Dunque l'abbattimento del muro di Berlino non è stato uno spontaneo e naturale atto di ribellione contro l'ingiustizia di un mondo spaccato in due, non è stato frutto di un anelito collettivo di libertà ma solo la conseguenza di una trasformazione politica in atto. In realtà è stato l'occidente trionfante ad abbattere il muro per anticipare una vittoria che stava già maturando nelle stanze del potere. Ma che cosa è cambiato per gli europei? Devo dire che sono molto pessimista sulla tanto invocata unità del nostro martoriato continente, e adesso mi esprimerò con un linguaggio molto più schietto e severo. Gli europei si sono scannati per secoli. La loro ottusa consuetudine a farsi la guerra si perde davvero nella notte dei tempi. Non dimentichiamo che sono stati loro a provocare ben due catastrofiche guerre mondiali, ineguagliabili cataclismi bellici che hanno avuto il loro epicentro nel continente europeo prima di coinvolgere il resto del mondo. Abbiamo colonizzato buona parte dell'Africa e dell'Asia, e ancora prima abbiamo sterminato i popoli autoctoni del Sudamerica, lì dove oggi si parla spagnolo, una lingua europea. Nell'America del nord abbiamo falcidiato le tribù pellerossa confinandone i pochi superstiti in riserve come se fossero animali in estinzione. Oggi lì si parla inglese, una lingua europea. Insomma abbiamo rotto le scatole a mezzo mondo lasciando ovunque una scia di sangue e il suono dei nostri idiomi. Devo constatare che se gli europei non si fanno la guerra dal 1945 non è perché siano cresciuti, ma perché siamo controllati dalla presenza militare degli Stati Uniti. Sono sicuro che se domattina gli Stati Uniti dovessero annunciare di voler sciogliere la Nato e di togliere tutte le basi dall'Europa lasciandoci liberi di seguire il nostro destino, i motori dei carri armati e di tutta la macchina bellica europea comincerebbero a scaldarsi di nuovo. Ciò che è accaduto nella ex Jugoslavia dal 1991 accadrebbe in tutto il continente. Perché scoppiò la guerra in Jugoslavia? Perché la Jugoslavia era un Paese libero, non allineato, non più sotto l'influenza politica dell'Unione Sovietica e senza alcuna presenza militare da parte degli Stati Uniti. Dunque il nostro sfortunato e dannato continente è stato capace di far tuonare i cannoni perfino in tempo di pace. Oggi dobbiamo sì festeggiare la caduta di un muro che ha diviso i popoli per creare un recinto protettivo intorno all'orgoglio dei potenti, ma dobbiamo anche invocare maggiore consapevolezza, maturità, coscienza affinché ancora una volta si gridi con angoscia e con un residuo briciolo di speranza, in Europa e nel resto del mondo: "MAI PIÙ LA GUERRA!"









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