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sabato 10 luglio 2021

IL SOLE E DIO


Un giorno il sole rivolgendosi a Dio manifestò il suo stupore e la sua perplessità per il bizzarro comportamento degli uomini. In estate, quando si avvicinava di più a loro per scaldarli con il suo vigoroso calore li vedeva sbuffare, dare in smanie, soffrire, imprecare e invocare il freddo invernale. Quando in inverno si allontanava da loro li sentiva al contrario invocare le vampate della bella stagione. Domandò dunque: "Ma perché le creature umane sono sempre così insoddisfatte? Gli alberi fruttificano, perdono le foglie e poi rinverdiscono senza mai lamentarsi, gli uccelli migrano verso altri cieli, la terra segue obbediente e generosa il ritmo delle stagioni. Perché soltanto gli uomini hanno sempre da lagnarsi di ogni loro condizione, fosse anche la più vantaggiosa del mondo?". "Abbi pazienza - rispose sorridendo il Signore - non devi offenderti se essi mostrano così poca gratitudine nei tuoi confronti. Anche con me sono intolleranti e sfiduciati. Molti di loro affermano convinti che io non esisto e perfino quelli che mi amano spesso si domandano se un Padre davvero ci sia nell'alto dei Cieli. Che cosa accadrebbe se un giorno decidessi davvero di abbandonarli? Sarebbe come se tu spegnessi per sempre la tua luce lasciandoli nel buio di una notte gelida e infinita. Dunque continua ad illuminarli pazientemente con i tuoi raggi come io li illumino con il mio amore. Le creature umane sono fatte così: paurose, inquiete, incostanti, ingrate, inappagate, ma io le amo proprio per questo, perché so che più di tutte le altre creature della Terra esse hanno bisogno di me come hanno bisogno di te, che sei la fonte della vita. Tu le consoli e le prepari al riposo con la meravigliosa dolcezza dei tuoi tramonti, e all'alba prometti a ciascuno di loro un giorno di luce nuova e di speranza. Non faccio lo stesso anch'io con i loro cuori?"




Copyright © Bruno Canale 2021

mercoledì 5 maggio 2021

DOV'È LA PIETÀ?

 

Ricordo che sono stato a Roma per la prima volta nel 1973, all'età di otto anni. Provai davvero una grande emozione, soprattutto quando mi apparve all'improvviso davanti agli occhi il Colosseo in tutta la Sua maestosità. La voce del Papa Paolo VI e la sua piccola figura bianca in lontananza (all'epoca non c'erano i maxischermi in piazza) mi suggerirono qualcosa di incantato e di surreale. Una volta entrati nella Basilica di S. Pietro mi sentii letteralmente sovrastato dalle sculture che l'adornano, ma anche dal peso dei secoli che la mia fantasia di bambino avvertiva con più forza del fascino mistico di quel luogo santo. Ricordo che in un angolo c'era una tenda, come una sorta di piccolo sipario che nascondeva qualcosa. Si trattava dello spazio normalmente occupato dalla famosa "Pietà" di Michelangelo. In quel periodo purtroppo il capolavoro non era visibile al pubblico perché sottoposto da diversi mesi a un delicato intervento di restauro. Venni così a sapere che la meravigliosa scultura di Michelangelo era stata gravemente danneggiata a colpi di martello da uno squilibrato (il fatto era avvenuto nel maggio 1972). Ricordo che avendo sentito parlare della Pietà mentre entravamo in Basilica, quando ci trovammo di fronte a quel triste spazio vuoto coperto da una tenda purpurea domandai dispiaciuto ai miei genitori: "È adesso dov'è la Pietà? Quando potremo vederla?". Questa domanda mi risuona ancora oggi malinconica nel petto ma con una differente intenzione. Dov'è finita la pietà? Quando potremo rivederla? La pietà che dovrebbe straziarci l'anima davanti al dolore dei fratelli è stata presa a martellate, è assente dalla nostra vista e dal cuore. Forse anch'essa è in fase di restauro perché troppi danni ha subìto in questo mondo così spietato fino all'inverosimile. Quando potremo ritrovarla? Soltanto la pietà può salvarci, perché se alla pietà subentra la fredda ragione ogni orrore diventerà plausibile, accettabile, ci abitueremo a tutte le ingiustizie e la sofferenza del fratello non lascerà sgorgare nemmeno più una lacrima ma solo sterili ragionamenti. Di fronte al dolore e al pianto di Maria per il Figlio morto si leverà sempre una voce senza amore e senza cuore che domanderà: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Il segreto più profondo della Fede cristiana sta nella pietà che il buon ladrone ebbe per la sofferenza di Gesù. Di fronte a ciò che non riusciamo a comprendere dobbiamo farci condurre dalla pietà, perché solo questo sentimento consente di vedere con chiarezza tutto ciò che il Signore ha nascosto da sempre all'intelligenza del mondo.






Copyright © Bruno Canale 2021 (Testo) 

sabato 1 maggio 2021

QUANDO IL SIGNORE DECISE DI DIVENTARE PADRE

 

Nel corso della Creazione il Signore aggiungeva giorno dopo giorno elementi alla Sua mirabile opera e se ne compiaceva. Come un grande artista guarda nascere un po' alla volta il suo capolavoro Egli considerava la bontà delle cose da Lui create: "E Dio vide che era cosa buona." (Gen. 1, 10). Poteva bastare tutto questo alla Sua gioia, alla Sua soddisfazione di Creatore. Tuttavia per rendere davvero perfetto e compiuto il Creato mancava ancora qualcosa, una creatura in cui Egli potesse rispecchiarsi e sulla quale potesse riversare tutto il Suo Amore per essere ricambiato: l'uomo. Ed è così che Dio decise di diventare Padre. Forse sapeva già a quali dispiaceri sarebbe andato incontro. Fin dall'inizio sperimentò la disobbedienza dei Suoi figli, e poi assisté amareggiato all'omicidio compiuto da un fratello nei confronti dell'altro fratello, e fu soltanto l'inizio. A quanti altri crimini e tradimenti ha dovuto assistere nel tempo non smettendo mai di amarci! Noi restiamo nel bene e nel male la causa della Sua felicità. Non il cielo e la Terra potevano far palpitare il Cuore dell'Altissimo di gioia o di dolore, ma soltanto la creatura umana, l'unica che volle fare a Sua immagine. Tanto grande è stato il Suo Amore di Padre che Egli ha dato il Suo Figlio Unigenito per noi e insieme al Figlio ha sofferto, ha subìto insulti e incomprensioni, è morto. Per amor nostro il Padre ha sperimentato il dolore e la morte, ma tutto questo lo rende ancora oggi felice, perché nel bene e nel male noi continuiamo ad essere l'unica causa della Sua felicità.






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domenica 11 aprile 2021

LA FEDE RINVERGINA LA VITA

 


Quando si è bambini si cerca di capire il mondo imitandolo. I genitori rappresentano il primo modello e, se ci sono, anche i fratelli maggiori. Quando si è adolescenti c'è voglia di esperienze forti e l'animo è pronto a fibrillare per ogni novità, per ogni conquista che ci faccia emozionare ed arricchisca il cuore di esuberante letizia. Da giovani vogliamo finalmente entrare con saggezza e sapienza nella vita, rivaleggiamo e ci confrontiamo col mondo, abbiamo ansia ed urgenza di imparare tante cose per crescere e raggiungere un traguardo importante: la realizzazione dei nostri sogni. Man mano che passano gli anni tuttavia ci chiudiamo alle nuove imprese e il coraggio di rischiare viene meno. Pensiamo di non aver più nulla da costruire e da assicurarci se non una tranquilla e serena vecchiaia. La Fede ci impone un percorso completamente diverso. Quella voglia di scoperta e di novità che caratterizza la prima parte della vita, quando il cuore è ancora vergine e affamato di nuovi sentimenti, deve essere la regola costante di chi ama Dio e ispirato da questo amore non smette mai di cercarlo e di invocarlo. Non vi è stanchezza né rinuncia per chi ama Dio e crede con entusiasmo alle Sue promesse. Nulla sarà prevedibile e scontato per chi segue la Via luminosa che porta verso il Cielo. La Fede rinvergina la vita e la fa diventare un terreno fertile in cui ogni giorno fruttifica e si compie la Grazia del Signore.



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mercoledì 7 aprile 2021

COME CANDELE SPENTE

 

Questa storia risale a un tempo assai lontano, quando gli uomini usavano ancora le candele per illuminare le proprie abitazioni. C'era una volta in una casa antica una candela che aveva paura di ardere. Essa vedeva le sue povere compagne che venivano consumate nei candelabri, sui lampadari, nelle bugie e sugli scrittoi e ne commiserava la triste sorte: ridotte a un mozzicone di cera sciolta in pianto, svanite in un dolore che consuma fino a lasciare un piccolo lago di lacrime solidificate. Lei non voleva fare quella fine. Così alta, candida, ben levigata come la lancia di un guerriero sarebbe in poche ore diventata un nulla, un ammasso informe di cera disciolta. Per questo quando i padroni di casa infilavano una mano nella scatola in cui giaceva insieme alle altre compagne, la povera candela tremava di paura, e non potendo fare nulla per sottrarsi al suo destino sperava ogni volta che non fosse arrivato il suo turno. Una sera vide una compagna infilata in una bugia di terracotta che il padrone aveva appoggiato nel ripostiglio accanto alla scatola delle candele ancora da utilizzare. Quale compassione ne ebbe! Era ormai "al lumicino". Consumava le ultime gocce di cera e muoveva debolmente la fiammella che emanava fiochi bagliori. "Compagna mia - le disse impietosita - come ti sei ridotta! Come ti hanno trattata, come ti hanno sfruttata! Eri bella e integra e ora non sei più niente. Dovrò diventare anch'io così? Perché dobbiamo esistere per così poco tempo e poi diventare un niente, perché ci hanno creato per svanire come un'effimera illusione?" L'altra candela, con quell'ultimo residuo di calore ed energia che le era rimasto rispose piano, affannando: "Mia cara amica, noi siamo state create per fare luce, non per essere complici dell'oscurità. Non sai quante cose meravigliose ho visto e ho fatto vedere alle creature umane! Ho portato luce sulla tavola della famiglia unita a cena, ho illuminato le preghiere della mamma che invocava il Signore per la felicità dei Suoi figli, le ho fatto luce mentre raccontava favole al più piccolo per farlo addormentare, e ho aiutato il padre a scrivere lettere sul suo scrittoio a un fratello che vive lontano. Che meraviglia aver sentito tante emozioni e averle illuminate! Sai, ho ascoltato spesso anche le loro parole, le confidenze che si facevano, le loro gioie, le preoccupazioni, i progetti per l'avvenire. Ho saputo inoltre che è in arrivo una luce nuova, una nuova energia che illuminerà le strade e le case. Non so bene di cosa si tratti, ma so che molto presto gli uomini non avranno più bisogno di noi come prima. Compagna mia spera che ti chiamino presto a illuminare la loro vita perché è un'emozione indescrivibile. Significa capire perché siamo state create, significa sentirsi utili, significa vedere i loro occhi smarriti nel buio che seguono pieni di gratitudine la nostra luce. Certo non vedrai sempre cose belle, ci saranno anche lacrime e sospiri dolorosi, ma la tua gioia sarà sempre grande perché porterai a tutti il conforto della tua luce." Pronunciate queste ultime parole la sua debole fiammella si spense per sempre, e un sottilissimo filo di fumo salì verso il soffitto estinguendosi velocemente nell'oscurità. La candela nella scatola meditò sulle parole della compagna da poco spirata e improvvisamente provò una sensazione nuova, le si accese dentro un desiderio fortissimo. Ebbe voglia di essere scelta subito perché voleva anch'essa illuminare gli abitanti della casa ed emozionarsi insieme a loro. Pregustò le ineffabili sensazioni che il calore della sua luce avrebbe procurato a sé stessa e alle persone della famiglia. Cominciò ad attendere con ansia che la mano del padrone la prendesse finalmente per infilarla in un candeliere, per portarla in giro nelle stanze e nei corridoi, sulla tavola in cucina, sullo scrittoio, sul comò e nella camera dei bambini, davanti al dolce sguardo della mamma che per i suoi piccoli ogni ora sospirava, sorrideva, pregava. Il desiderio di illuminare la loro vita l'avrebbe consumata fino alla sua ultima goccia di cera, fino al suo ultimo istante di felicità.

Il Signore ci ha creato per portare luce nel mondo e ardere di amore, non per vivere come candele spente.







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venerdì 19 marzo 2021

"PERCHE' MI PERCUOTI?"


Una delle frasi più famose del Vangelo, quell'invito che appare così assurdo alla logica del mondo, è l'esortazione di Gesù a "porgere l'altra guancia". Sfido chiunque a dimostrarmi di non aver accettato "con riserva" questo invito del Maestro. Sappiamo inoltre che i nemici della Fede cristiana, coloro che provocano i credenti con grande malizia, spesso fanno appello a questo insegnamento di Gesù dicendo che se siamo dei veri cristiani dobbiamo accettare insulti e percosse senza opporre la minima resistenza. La perversa logica del mondo ha trasformato "Porgi l'altra guancia" in una frase che piace molto agli schiaffeggiatori. Eppure in un'altra situazione del Vangelo, quando Gesù riceve uno schiaffo da una guardia per aver risposto con troppa audacia al sommo sacerdote, sappiamo che Egli reagisce con una domanda precisa e disarmante. "Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»" (Gv. 18, 23). "Perché mi percuoti?". Questa domanda mette chi ci colpisce di fronte alle proprie responsabilità. Una domanda che vale quanto un castigo divino. Una domanda che nella sua apparente delicatezza contiene la più dura accusa a chi opera il male. Gesù avrebbe potuto rivolgere la stessa frase a coloro che decisero di farlo crocifiggere, a coloro che si indignarono nella sinagoga davanti alle Sue parole, a coloro che lo accusavano di bestemmiare e perfino di essere un indemoniato. Il Signore potrebbe rivolgere le medesime parole ancora oggi a chi nega la Verità da Lui proclamata o a chi lo insulta bestemmiando. Se anche noi invece di reagire con rabbia ponessimo la stessa domanda a coloro che ogni giorno ci fanno del male, i nostri "schiaffeggiatori" molto probabilmente non saprebbero che cosa rispondere.

"Perché mi percuoti?"







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lunedì 15 marzo 2021

AI MIEI FRATELLI NON CREDENTI


Voi che non credete sostenete che Dio non esiste perché la condizione umana è molto triste: essa è fatta di cattiverie, di sofferenze fisiche e morali e infine di morte. Eppure voi stessi riconoscete che nel mondo esistono l'amore, l'amicizia, la felicità; ne siete tanto convinti che queste cose meravigliose le desiderate e le cercate fortemente ogni giorno della vostra vita. Ma se la condizione umana è così irrimediabilmente triste al punto da indurvi a non credere in Dio, allora da dove vengono l'amore, l'amicizia, la felicità? Chi vi induce a desiderare questi sublimi sentimenti che riscattano l'uomo da tutte le sue insopportabili miserie? C'è senz'altro qualcosa di più grande, qualcosa che trascende la nostra condizione terrena ed eleva il cuore ad altezze imponderabili, qualcosa di talmente immenso e luminoso da sembrarci irraggiungibile. Questo "qualcosa" tocca ogni creatura con i raggi del Suo Amore. Questo "qualcosa" si chiama Dio.



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venerdì 15 gennaio 2021

IL RELATIVISMO, UNA MENZOGNA FACILMENTE CONFUTABILE

 


"Così è (se vi pare)" recita il titolo di una famosa commedia di Pirandello. Questo titolo così semplice e ammiccante è già un piccolo manifesto del relativismo, quella corrente di pensiero che cominciava a farsi strada nel ventesimo secolo come frutto di una sempre crescente perdita di valori e di riferimenti precisi, un canceroso processo spirituale che è alla base della crisi dell'uomo contemporaneo. Il dubbio è stato "istituzionalizzato" al punto da diventare una prova di estrema intelligenza, mentre ogni certezza assoluta viene stigmatizzata come manifesta dimostrazione di ottusità e di fanatismo. Questa perdita di valori assoluti e inoppugnabili non poteva risparmiare la religione, anzi, la religione è diventata il principale bersaglio del pensiero relativista. Se in altri contesti, come ad esempio la politica e lo sport, è tollerata ogni forma di schieramento e di incrollabile ed estremistica fede, in ambito religioso viene richiesta la massima accondiscendenza ed elasticità in nome della tolleranza e del reciproco rispetto. Tuttavia, se prendiamo in considerazione le tre grandi religioni monoteiste, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, non possiamo ignorare che esse si sono sviluppate su un terreno comune: la Bibbia. Ebrei e cristiani condividono il Pentateuco, i primi cinque libri della Sacra Scrittura, mentre il Corano trova nella Bibbia dei cristiani e degli ebrei il suo humus, la sua linfa, la sua ispirazione. Queste tre grandi confessioni che contano miliardi di fedeli in tutto il mondo vengono chiamate anche "religioni abramitiche", perché i loro seguaci riconoscono in Abramo il comune capostipite. Ecco dunque che non esistono confini così invalicabili, muri così alti e spessi da non poter essere abbattuti. Io sono cristiano e certamente difendo la Verità proclamata e rappresentata dalla Persona di Gesù Cristo, ma ciò non vuol dire che io neghi le altre verità ispirate dall'unica incontrovertibile Verità, quella contenuta nella Sacra Bibbia. Gesù stesso afferma che Egli non è venuto per cancellare il passato e la tradizione, ma per renderli perfetti. "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento." (Mt. 5, 17). Ogni dubbio fine a se stesso, ogni dubbio che non trovi sbocco nell'accettazione di una verità assoluta finisce per creare soltanto angoscia e smarrimento. Alla fine della citata commedia di Pirandello entra in scena una misteriosa donna velata che si presenta al pubblico come "la verità". Ella sostiene di non esistere perché dice di sé stessa: "Io sono colei che mi si crede" ma "per me nessuna, nessuna". Questa donna così misteriosa è portatrice di un falso assioma. Il fatto che non tutti gli uomini della Terra la pensino allo stesso modo non implica la totale assenza di una Verità che possa essere condivisa da tutti. L'oscura dama che conclude la commedia di Pirandello può essere assunta come emblema del relativismo moderno. Io tuttavia voglio guardare da un'altra parte. Voglio guardare alla luminosa presenza di Colui che ha proclamato di sé stesso con voce limpida, autorevole e sincera, con l'audacia e l'incontrastabile fermezza di chi non verrà mai smentito né dagli uomini, né dal tempo, né dai cambiamenti della storia: "IO SONO VIA, VERITÀ E VITA". 







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venerdì 25 dicembre 2020

SIAMO NATI TUTTI IL 25 DICEMBRE

 

Ogni anno in questo periodo ripeto che il vero festeggiato è Gesù Cristo, ed è dunque a Lui che dobbiamo dedicare il cuore e la mente perché a Natale celebriamo la Sua Nascita. Quest'anno invece per la prima volta il Signore mi ha ispirato una nuova ed inaspettata riflessione, aggiungendo così un valore in più a questa Santa ricorrenza che fa esultare i fedeli di immensa gioia e profonda gratitudine. Nello scambiarci gli auguri di "Buon Natale" riconosciamo che anche noi siamo i festeggiati perché il compleanno di Gesù è senza dubbio anche il "nostro" compleanno. Non siamo forse nati in Cristo nel giorno del Battesimo? Gesù è venuto nel mondo per la nostra rinascita spirituale, per liberarci dalla morte e dal peccato e donarci la vita eterna. Non è dunque il compleanno della carne quello che conta ma il compleanno dello spirito, un compleanno speciale che non riguarda soltanto noi ma anche i nostri fratelli in Cristo che sono nati o vorranno rinascere in Lui. Tutti noi siamo nati nello stesso giorno, il giorno della vita nuova, il giorno della nascita al mondo di Nostro Signore Gesù Cristo.

"Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito." (Gv. 3, 4-6)







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giovedì 24 settembre 2020

LA PARTE MIGLIORE


Se solo avessimo la piena consapevolezza dell'importanza che il Signore ha dato alle nostre vite, del destino dell'anima, di come sia fondamentale preoccuparci dell'eternità che ci aspetta e non solo del presente, non ci occuperemmo più di nient'altro nella nostra vita che non sia il raggiungimento dell'eterna beatitudine nel Cielo. Ci comporteremmo tutti come la giovane Maria. Mentre la sorella Marta attendeva alle faccende domestiche lei non riusciva più a staccarsi da Gesù e lo ascoltava estasiata. Ma potrebbe esistere un mondo simile, un mondo in cui tutti si pongono in estatica contemplazione di Gesù Cristo e della Sua Parola? Questo mondo già esiste, ma non qui sulla Terra. Nel Regno di Dio vivremo tutti assorti in un'ininterrotta e felice contemplazione del Signore. Qui sulla Terra le quotidiane esigenze della carne, se pur lecite e naturali, ci distrarranno sempre dalla Luce della Verità. Gesù, ben consapevole della condizione umana, non deplora ma nemmeno loda l'efficienza di Marta, ineccepibile donna di casa che lo ascolta ma senza tralasciare i suoi ordinari impegni. 

"Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta." (Luca 10, 38-42)

Anche noi dunque dobbiamo scegliere la parte migliore della vita e del mondo, che è Gesù Cristo. In un altro momento del Vangelo Egli ha raccomandato ad ognuno di noi, con lo stesso tono con cui si rivolse a Marta: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." (Mt. 6, 33). Cercare innanzitutto il Regno di Dio significa fare la volontà del Padre lasciando al Signore il tempo e la libertà di far sì che si compia, anche miracolosamente, la Sua volontà. Il torto di Marta non fu quello di non credere, fu quello di ritenere che le preoccupazioni materiali del quotidiano e la gestione delle faccende domestiche fossero più importanti della Parola di Cristo. Questo è l'errore di molti di noi: rendere marginale ciò che invece dovrebbe essere il centro di un'esistenza sana e votata alla salvezza. Dobbiamo ribaltare l'ordine delle cose, un ordine che in realtà è disordine, perché chiunque anteponga a Cristo le esigenze del mondo e quelle della carne sta rinunciando alla parte migliore. Sta rinunciando all'eternità.










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giovedì 3 settembre 2020

IL SILENZIO DI SAN GIUSEPPE



Molti fedeli si meravigliano del fatto che il divino sposo di Maria non pronunci alcuna parola in tutta la narrazione evangelica. Inoltre non viene riferito nulla riguardo alla sua morte; Giuseppe era già assente alle nozze di Cana e nemmeno sotto la Croce lo ritroviamo. Sappiamo soltanto che egli esce di scena non appena Gesù comincia a rivelarsi pubblicamente come il Figlio di Dio. Tutto questo ha indotto erroneamente alcuni a pensare che egli abbia un ruolo subalterno rispetto alla Vergine e a tutti gli altri personaggi del Nuovo Testamento. Il silenzio di Giuseppe ha lo stesso peso e la stessa profondità di una parola che viene dal cuore. Egli è destinatario di quella che potremmo chiamare la "seconda Annunciazione": l'angelo rivolge a lui lo stesso annuncio rivolto a Maria per renderlo consapevole dell'immenso privilegio ottenuto da Dio e per farlo desistere dal proposito di rifiutare l'unione sponsale con Lei. Noi tutti sappiamo che il Vangelo è un testo ispirato, anzi direi di più, "dettato" dallo Spirito Santo, non può esservi dunque alcuna omissione o dimenticanza da parte di chi lo ha scritto come non troveremo nelle Sue pagine alcuna ridondanza o parola che possa apparire superflua. Il silenzio di Giuseppe assume la stessa potenza divina del "Sì" di Maria. Il suo "Sì" si traduce nell'obbedienza di chi si assume volontariamente l'onere di una paternità legale e per questo motivo ancora più cosciente e responsabile. Ma la paternità di Giuseppe non è soltanto putativa, è spirituale. A differenza di Maria che pur "non avendo conosciuto uomo" accetta questa inattesa maternità stabilendo anche un legame carnale con Gesù, Giuseppe accetta di prendersi cura di quel Figlio che viene dal Cielo e non dalla sua carne. Egli è un uomo giusto, non ha il coraggio di ripudiare la sua promessa sposa sottoponendola al pubblico disprezzo. Pur con il cuore che possiamo immaginare straziato pensa di rinunciare per sempre al coronamento del suo grande amore. Ma il Signore attraverso l'annuncio dell'angelo lo invita a non aver paura e gli fa comprendere l'enorme importanza del compito che sta per affidargli. Giuseppe accetta ed è presente come padre educatore e protettivo solo nella prima parte della vita di Gesù, quella anteriore all'inizio della Sua predicazione e del Suo rivelarsi come il Cristo. È da quel momento che non sentiamo più parlare di lui. Il padre umano che Dio ha scelto su questa Terra doveva occuparsi soprattutto della formazione, della vita familiare, lavorativa e sociale di Gesù, perché a Maria spettava invece l'eroico e appassionato compito di accompagnare il divino Figlio fin sotto la Croce. Avete notato che la voce di Giuseppe non si sente nemmeno quando il piccolo Gesù sparisce per tre giorni a Gerusalemme? Nel momento in cui finalmente lo ritrovano non è Giuseppe a rimproverarlo bensì Maria. Egli lascia alla sua divina sposa il compito di redarguire dolcemente il bambino, perché nella sua infinita umiltà di padre chiamato da Dio non osa certo rimproverare Colui davanti al quale bisogna solo inginocchiarsi. Soltanto Maria, la Piena di Grazia, poteva avere questa autorità nei confronti del Verbo.










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domenica 9 agosto 2020

LA STRAGE NON SI È FERMATA A BETLEMME



Il 28 dicembre la Chiesa commemora i Santi Innocenti Martiri, ma la strage non si è fermata a Betlemme. Che cos'è l'aborto? L'aborto è una condanna a morte in cui il luogo dell'esecuzione è lo stesso nel quale dovrebbe formarsi, nutrirsi ed essere tutelata una nuova vita. Ci sono due modi per dire "no" alla vita. Il primo è suicidarsi, il secondo è abortire. Nel secondo caso però abbiamo detto "no" al posto di un altro.
La strage continua.








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sabato 25 luglio 2020

OGGI SARAI CON ME IN PARADISO



Questa solenne promessa fatta da Gesù al malfattore agonizzante sulla croce può suscitare alcune perplessità in chi legge la Bibbia. Come mai, potremmo chiederci, se Gesù non ascende subito al Paradiso per ricongiungersi al Padre (sappiamo che rimane 40 giorni sulla Terra prima che questo accada), come mai promette al malfattore pentito che nel giorno stesso della sua morte sarà insieme a Lui nel Regno dei Cieli? Inoltre, se davvero il malfattore ascenderà subito al Paradiso può apparire cosa assai irriverente che la sua ascesa al Cielo preceda addirittura quella del Cristo! La risposta a questa serie di apparenti incongruenze spazio-temporali si trova in quello che già sappiamo di Gesù e che Egli stesso conferma agli apostoli: “IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA” (Giovanni 10, 30). Dunque non dobbiamo meravigliarci che Dio Padre parli alle Sue creature attraverso la voce del Cristo. In quel momento era il Padre che prometteva al malfattore il Paradiso, non il “figlio dell’uomo”, la cui missione sulla Terra non si era ancora conclusa. Avete notato che le ultime frasi pronunciate da Gesù sulla Croce sembrano essere in aperto contrasto tra loro? Questo perché in quegli ultimi istanti le due nature del Cristo, quella umana e quella divina, coesistenti nella Sua Persona, facevano sentire ognuna la propria voce. Accorata e dolorosa quella del Figlio; solenne e luminosa quella del Padre.

Figlio: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno.”
Padre: “In verità ti dico: oggi tu sarai con me in Paradiso.”
Figlio: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito."
Padre, Figlio: “Donna, ecco tuo figlio…Ecco tua madre.”
Figlio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Figlio: “Ho sete.”
Padre: “Tutto è compiuto.”







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giovedì 28 maggio 2020

IL PARADISO È NEGATO SOLO A CHI NON VUOLE ENTRARCI



La parabola del figliol prodigo ci offre, come diamante dalle infinite sfaccettature, un altro spunto di riflessione. Come sappiamo il fratello maggiore rifiuta di entrare in casa mentre è in corso la festa che il padre ha voluto dare in onore del figlio ritrovato. Il padre allora, dispiaciuto del fatto che egli non voglia condividere la gioia della loro casa, abbandona la festa ed esce per andarlo a chiamare. Egli prega il figlio di entrare ma quello, adombrato e offeso, rinfaccia al padre di non avergli mai dato nemmeno un capretto per fare festa con gli amici, mentre adesso ha fatto ammazzare il vitello grasso per quell'altro che ha dissipato tutti i suoi averi con le prostitute. A questo punto notiamo già qualcosa di incongruente nel comportamento del figlio maggiore. Egli si lamenta di non aver mai potuto fare festa e intanto non vuole partecipare alla grande festa che si sta svolgendo in casa sua. Nella metafora evangelica sappiamo che quella casa è il Paradiso, perché per ogni peccatore tornato al Cuore di Dio si fa festa grande nella Sua Casa. Cos'è che impedisce al figlio "saggio" e "fedele" di entrare e partecipare allo stesso gaudio e letizia del padre e del fratello? L'orgoglio, l'invidia, la superbia. Egli desiderava un festeggiamento tutto per lui. Il padre si è addirittura scomodato ad uscire di casa per andargli incontro e "pregarlo" di entrare, ma lui nonostante ciò si rifiuta perché è accecato dal proprio egoismo. Non è forse questo che il Signore ha fatto con tutta l'umanità? Egli si è incarnato, è uscito dalla propria Casa, è venuto incontro ai figli qui nel mondo per invitarli ad entrare nel Suo Regno, ma non tutti i figli hanno accettato l'invito. Questo Padre amorevole e misericordioso è venuto nel mondo anche per insegnare ad amarsi e a rispettarsi vicendevolmente, a gioire l'uno per la felicità dell'altro, a soccorrersi, a compatirsi, a perdonarsi reciprocamente. È tutto questo che il padre cerca di far capire al figlio maggiore, perché anche noi dobbiamo fare festa per i nostri fratelli perduti e ritrovati. Gesù non ci racconta il finale della parabola, per questo non sappiamo se il fratello del figliol prodigo scioglierà finalmente il suo cuore indurito dall'orgoglio ed entrerà in casa. Ed è forse proprio nella parte non raccontata della parabola che Gesù lascia alla nostra coscienza la risposta. Penso che tutti noi dovremmo identificarci non nel figliol prodigo ma nel suo fratello così ostile e resistente all'amore divino. Il Signore porge a tutti l'invito ad entrare nel Suo Regno, ma noi come abbiamo risposto a questo invito? Se sappiamo che in questo Regno troveremo anche i fratelli che abbiamo giudicato male nel mondo, i fratelli con cui non abbiamo mai voluto spartire nulla perché ritenevamo che fossero peggiori di noi, accettiamo lo stesso l'invito? Per entrare nel Regno di Dio bisogna prima imparare ad amare e a perdonare. La porta di questa Casa è aperta a tutti ma non tutti vogliono entrarci. Che cosa dice il padre al figlio orgoglioso? "Tutto ciò che è mio è tuo". Il Signore ha condiviso con noi ogni Suo bene, ma non tutti vogliono godere di questo bene, non tutti vogliono partecipare a quella festa perpetua che è la vita nel Paradiso.






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sabato 21 marzo 2020

DISTANZIAMENTO SOCIALE



Come sarà l'uomo del futuro? Come sarà la nostra vita quando finirà questa emergenza che fa da spartiacque tra una vecchia concezione della vita e la nuova realtà che ci attende? In questi giorni si parla tanto di "distanziamento sociale" riferendosi alla distanza da mantenere tra le persone per contenere la diffusione del virus. A dire il vero l'espressione "distanziamento sociale" poteva essere idonea anche alla vita che abbiamo condotto finora. Il comunicare con i social, con i telefoni cellulari aveva già creato una notevole distanza, una triste lontananza soprattutto tra i giovani. Oggi è proibito darsi la mano ed abbracciarsi perché sono gesti pericolosi per la nostra salute fisica. Ma in fondo questi calorosi atti di vicinanza stavano diventando molto rari anche prima. Forse dopo questa esperienza tutto ciò che appariva moderno e indispensabile apparirà superato, obsoleto, antico e inadeguato per l'uomo nuovo. Il forzato isolamento domiciliare a cui siamo costretti in questi giorni sta rendendo gli strumenti tecnologici l'unica possibilità di comunicare con il mondo. Ma quando saremo finalmente liberi tutte le possibilità che il progresso ci sta offrendo le assoceremo alla solitudine, alla paura e al dolore. L'uomo nuovo avrà bisogno di altro per comunicare con il prossimo. Un sorriso, un abbraccio, una parola viva, una distanza ravvicinata per ascoltarsi e per capirsi davvero, una salvifica stretta di mano.








Copyright © Bruno Canale 2020 (Testo) 

giovedì 19 marzo 2020

LA TERZA GUERRA MONDIALE




È scoppiata la terza guerra mondiale, ma non è la guerra che molti profeti di sventura avevano previsto. È una guerra in cui tutte le nazioni del mondo si sono alleate contro lo stesso nemico. Nelle due precedenti guerre mondiali c'è stata una lotta fratricida che ha visto tutti perdenti. Questa volta tutti gli uomini della Terra sentono la necessità di solidarizzare, di obbedire a delle nuove regole che andranno a vantaggio dell'intera collettività. Alla fine di questa guerra sarà la dignità dell'uomo a vincere e sarà il desiderio di amore e di vicinanza il nuovo e più diffuso sentimento degli uomini del futuro. Ricordo una frase di Albert Einstein: "Non so come verrà combattuta la terza guerra mondiale, ma so come verrà combattuta la quarta: con la clava." Per fortuna non sarà così. Dalle ceneri di una vecchia e spietata concezione della vita e dell'umanità sorgerà un mondo nuovo. Il nemico del nostro tempo non è soltanto il coronavirus. Il nemico comune è il culto del denaro e del profitto a vantaggio di pochi e a danno dei molti. Questa esperienza ci insegnerà che gli uomini non sono numeri. I diversi provvedimenti adottati attualmente dal Governo a favore delle imprese, delle famiglie e della Sanità ci dimostrano che si può imboccare una direzione diversa. Questo è l'insegnamento che il Signore sta impartendo ai Suoi figli. Cerchiamo di seguirlo anche nel futuro.

"Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote." (Lc. 1, 51-52)




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domenica 8 marzo 2020

CORONAVIRUS, A QUALE NORMALITÀ VOGLIAMO RITORNARE?



Il mio desiderio in questo momento è che il virus scompaia ma che resti il fervore della preghiera e la volontà di andare in chiesa per parlare con il Signore e adorarlo. Il mio desiderio è che un giorno si possa riscoprire l'importanza di una stretta di mano e di un abbraccio, perché tutti avranno compreso che si può condividere la solitudine forzata ma anche la gioia di ritrovarsi felicemente uniti in chiesa durante la Messa come anche nel posto di lavoro o in famiglia. Il mio desiderio è che si pensi in futuro un poco di più a Dio e molto meno a sé stessi e alle inconsistenti apparenze che il mondo ci impone. In epoche molto remote, quando flagelli ed epidemie non mancavano, la religiosità era molto più diffusa sia tra i ricchi che tra i meno abbienti, sia tra i colti che tra gli analfabeti. La letteratura italiana comincia ufficialmente con una lode a Dio, il "Cantico delle creature" di S. Francesco d'Assisi, e ha il suo più solido pilastro in una monumentale opera che parla di Inferno, Purgatorio e Paradiso, la Divina Commedia. Forse l'uomo un tempo aveva una più precisa coscienza della propria caducità, del proprio essere un nulla davanti a Dio. È bene che oggi si recuperi questa sana e santa consapevolezza. Spero che quando saremo usciti da quest'incubo non torneremo alla consueta "normalità", quella normalità che fa credere all'uomo moderno di essere autonomo, evoluto, autosufficiente, indipendente da Dio, anzi che lo rende sicuro di non aver bisogno di alcun Dio. Al Signore non mancherà occasione, in futuro, per farci ricordare ancora una volta quanto siamo fragili e indifesi nel ritenerci così stupidamente forti.



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sabato 15 febbraio 2020

LA VERIFICA



Si presentarono davanti alla porta del Paradiso uno scienziato e un analfabeta. L'angelo guardiano fece segno ai due di fermarsi poi disse: "Che cosa avete portato con voi dal mondo per dimostrare di poter entrare in questo Regno?" Lo scienziato rispose: "Io possiedo la conoscenza che ho conquistato con tanto sacrificio. Essa mi ha consentito di fare delle scoperte importanti per l'umanità. Ho contribuito al progresso liberando il genere umano dalle tenebre dell'ignoranza." L'angelo gli domandò che cosa avesse scoperto e lo scienziato gli illustrò tutto il percorso di studi e ricerche che aveva brillantemente compiuto. Il guardiano celeste se ne compiacque. L'analfabeta intanto ascoltava in silenzio e attendeva con timore il momento in cui l'angelo si sarebbe rivolto a lui per interrogarlo. "Che cosa gli risponderò? - disse tra sé -  Io non ho mai saputo fare niente. Ho ricevuto soltanto umiliazioni nella mia vita. Quando gli altri parlavano non capivo che cosa dicevano e spesso li ho fatti ridere a causa delle stupidaggini che dicevo e della mia ignoranza. Ho combinato solo guai e fatto sciocchezze imperdonabili. Sono stato pigro, non mi sono mai impegnato in qualcosa di serio e nei momenti peggiori me la sono cavata sempre dicendo "Lasciamo fare a Dio". Adesso sono qui in compagnia di quest'uomo di fronte al quale io non valgo nulla. Anche qui dunque mi tocca di essere umiliato." Quando l'angelo smise di parlare con lo scienziato rivolse i suoi occhi verso l'analfabeta. Egli tremava, mentre lo scienziato sorrideva soddisfatto di sé. L'angelo guardò con un sorriso l'analfabeta e gli fece segno di entrare. Il pover'uomo fece un gesto come per dire: "Io?". L'angelo annuì e disse dolcemente: "Ho già ascoltato i tuoi pensieri. Tu hai raggiunto la perfezione nel riconoscere la tua imperfezione. Ti sei affidato a Dio ed ora Egli ti accoglie volentieri nel Suo Regno." L'altro, sopraffatto dallo stupore e procedendo timido e lento, varcò la luminosa soglia e disparve nella Luce. Lo scienziato, nel vedere il misero ignorante entrare subito in Paradiso senza referenze e senza aver esibito alcun merito, protestò con l'angelo." Io ho passato tutta la mia giovinezza a sgobbare sui libri e sempre ho continuato a studiare per acculturarmi anche quando ero ormai uno stimato accademico. Mentre io sudavo e mi impegnavo per risolvere alcuni spinosi problemi della scienza e contribuire al progresso dell'umanità quell'incolto si negava alla conoscenza e sprecava il suo tempo. Adesso lui viene giudicato più meritevole di me al punto da non essere nemmeno esaminato ed essere ritenuto degno addirittura di precedermi?""Mio caro - rispose l'angelo - con queste ultime parole hai commesso un grave errore. Possibile che la tua intelligenza non sia servita a farti capire che il Signore ti aveva già destinato al Paradiso? Egli aveva bisogno però di un'ultima verifica. Per questo ha voluto che ti presentassi davanti al Suo Regno in compagnia di quell'uomo. Consentendo a un povero ma umile analfabeta di precederti ha scatenato la tua indignazione e la tua invidia perché hai pensato di essere più meritevole di lui. Questo sentimento ritarderà il tuo ingresso in Paradiso perché hai dimostrato di non essere ancora pronto. Colui che invece ha provato vergogna di se stesso riconoscendo di essere piccolo ha trovato la chiave giusta per ottenere la beatitudine del Cielo. Questa chiave si chiama "umiltà."





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domenica 2 febbraio 2020

IL SENSO DELLA VITA UMANA




Chiunque abbia trascorso gran parte della sua vita a chiedersi il perché di tutto; chiunque abbia provato a cercare la risposta negli ineffabili segreti dell’universo; chiunque abbia saggiato la sapienza umana per capire il senso ultimo delle cose; chiunque sia rimasto incantato e rapito dalle bellezze del Creato trovando già in esse una prova d’amore; chiunque cerca da sempre la risposta definitiva lì dove c’è soltanto una luminosa irradiazione della Verità; chiunque abbia fatto un percorso che racchiude tutto ciò che ho elencato dovrebbe prendere esempio dai Magi. Quegli uomini sapienti e saturi di conoscenza degli astri, i quali si affidarono alla guida di una stella, conclusero il loro cammino sapienziale davanti al Bambino di Betlemme. Ed è lì che anche noi dobbiamo concludere la via dei nostri affanni, delle nostre curiosità, dei nostri perché. Davanti a Colui che racchiude in sé l’unica risposta possibile al senso della vita umana.








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domenica 19 gennaio 2020

VINCOLI DI GRAZIA



Perché Gesù è così severo quando parla dei legami familiari? Egli usa toni abbastanza duri quando parla dei rapporti che intercorrono tra i consanguinei, e la narrazione evangelica dimostra che i Suoi stessi parenti non vollero credere in Lui.

"Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»" (Mc. 6, 4)
"Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»" (Lc. 8, 20-21)
"Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me" (Mt. 10, 37)
"Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui." (Gv. 7, 5)
"Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé»." (Mc. 3, 21)
"Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna." (Mt. 19, 29)
"i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa." (Mt.10, 36)

Sembra dunque che Egli voglia negare il valore dei vincoli di sangue. In realtà, con le Sue parole così apparentemente impietose, Gesù avvalora maggiormente la meravigliosa meta a cui secondo la nuova logica divina ogni uomo deve aspirare: l'appartenenza al Regno dei Cieli. Gesù è venuto ad annunziare questo Regno che trova nella Sua divina Persona la massima esemplificazione terrena. Per appartenere a questo Regno è necessario uscire dai vecchi schemi, dalle vecchie regole, dai vecchi confini. Gesù non è venuto soltanto per la salvezza del popolo eletto ma per la salvezza di tutta l'umanità. Non è venuto per confermare gli angusti legami familiari, la forza del clan che si riconosce in regole rigide ed intoccabili. Ogni uomo troverà suo fratello in un altro uomo, in qualsiasi uomo di questa Terra. I confini della famiglia si allargano, si rinnovano, si espandono in una universale armonia in cui nessuno potrà essere più considerato un "estraneo". Nella logica divina che Gesù insegna al mondo estranei diventano coloro che vantano legami apparentemente prioritari: i legami di sangue. In fondo neanche le due persone speciali e privilegiate che hanno formato la Sua Sacra Famiglia, Giuseppe e Maria, poterono dirsi realmente "consanguinei" di Gesù. Nel nuovo mondo da Lui annunciato e predicato siamo tutti uniti senza confini di patria e di famiglia. Non esistono dunque più vincoli di sangue ma soltanto "vincoli di Grazia".



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lunedì 6 gennaio 2020

UNA SOAVE CAREZZA




Che cosa sono quei due schiaffetti dati dal Papa per liberarsi da una stretta dolorosa rispetto a tutti i volgari insulti che sta ricevendo in questi giorni? Vignette di pessimo gusto (postate anche da insospettabili cattolici praticanti) accuse insulse e calunniose, sberleffi, giudizi spietati. Al confronto delle percosse morali che Papa Francesco sta ricevendo i due schiaffetti dati alla fedele asiatica sono soltanto una soave carezza.









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giovedì 2 gennaio 2020

IL PAPA SCHIAFFEGGIATORE? LA COLPA È DI CHI LO VUOLE TUTTO PER SE




Dopo il suo secondo gesto di “umanissima impazienza” Papa Francesco è stato ancora una volta investito da accuse e pretestuose polemiche nei social, dove notoriamente scarseggiano il raziocinio e la pietà. Ricordiamo che in Messico, nel 2016, Bergoglio rimproverò un giovane il quale, immerso nella folla di fedeli, voleva attirarlo a sé in un abbraccio esclusivo che stava rischiando di ledere l’incolumità del Pontefice. “Non essere egoista!” questo disse il Papa al giovane messicano. Alla fine dell’anno appena trascorso, dopo la Messa del Te Deum, durante il suo consueto passaggio accanto ai fedeli in piazza San Pietro il Papa è stato bloccato da una fedele asiatica che gli ha afferrato con forza il braccio per attirarlo a sé e imporgli con determinazione di ascoltarla. Egli si è mostrato dapprima dolorante poi alquanto irritato da quella presa. Con due schiaffetti si è liberato dall’autoritaria morsa di quella donna che, seppur desiderosa di comunicare qualcosa al Santo Padre, non ha certo scelto il modo più opportuno, umile e civile. Che cosa ne sarebbe del povero Pontefice se tutti i fedeli che incontra così da vicino volessero afferrargli un braccio, un lembo della talare o tutto il corpo per stabilire un contatto più forte ed intenso? Per quel che mi riguarda, anche se riuscissi solo a sfiorare una mano del Papa sarei già felicissimo. L’egoismo di taluni fedeli che vogliono il Papa tutto per sé può generare episodi come quello accaduto in piazza San Pietro. Sono convinto che anche Gesù avrebbe avuto la stessa reazione se qualcuno in mezzo alla folla gli avesse strattonato un braccio facendogli del male.








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lunedì 23 dicembre 2019

LA VITA E LA MORTE



La vita e la morte un giorno si accordarono per decidere chi fosse la più forte. "Vediamo chi riuscirà a dimostrare la propria superiorità" disse la morte sicura di trionfare. "Va bene - rispose la vita con calma - vediamo." Dentro una clinica, davanti al nido, le due compagne guardavano i neonati sgambettanti nelle culle. "Vedi - disse la vita - guarda quanti nuovi nati ti porto nel mondo, che meraviglia! Saresti capace tu di tanto?" La morte sorrise con una smorfia ironica e poi disse: "Andiamo in un cimitero e ti faccio vedere quanti me ne porto via. Anche questi pargoletti, chi prima e chi dopo, me li riprendo tutti." La vita non s'arrese. Portò la morte ad una festa di nozze. "Vedi quei due sposi? - disse indicando due giovani felici in mezzo ai commensali brindanti - tra poco quei due giovani metteranno al mondo un figlio, e hanno davanti a loro una vita lunga e ricca di felicità. E dopo il primo figlio ve ne saranno altri due. E anche loro metteranno al mondo altri figli, cosicché quei due sposi un giorno avranno una caterva di nipoti con cui giocheranno felici." La morte li guardò e poi disse col solito ghigno ironico: "Tutti me li riprenderò un giorno e te li porterò via. Sposi, figli e nipoti." La vita non si diede per vinta. "Ti batterò sempre sul tempo - disse piena di entusiasmo - perché mentre tu ne porti via uno altri cento ne farò venire al mondo, e altri cento ancora, e altri mille! Chi è dunque la più forte?" "Io, sempre io - asserì la morte - perché sono sempre io che ho l'ultima parola, non tu. Tu ti sforzi di portarne dieci, cento, mille, ma io tutti te li tolgo e li trascino a me per la vittoria finale." Allora la vita ebbe un'idea. Condusse la morte in una chiesa. "Vedi- disse compiaciuta - guarda quanta gente che prega." "Beh? - fece la morte sdegnosa - anche questi me li porterò via tutti, alcuni di loro stasera stessa." "È vero - convenne la vita - ma queste persone non hanno paura di te, perché sanno di poter vivere in eterno." La morte scoppiò in una risata fragorosa e isterica." Vivere in eterno! Ma che sciocchezze vai dicendo? L'ultima parola ce l'ho io, sempre io, nessuno potrà mai piegarmi. L'uomo ha potuto soltanto allungare la sua permanenza nel mondo rimandando l'appuntamento con me. Ma io so aspettare. Non ho fretta." "Mia cara sorella - disse la vita - perché sorella ti chiamò un grande Santo, io e te siamo vincenti e perdenti in egual misura, questa è la verità. Oltre me e te vi è qualcos'altro di molto più grande, immenso e incomparabile, davanti al quale sia io che te dobbiamo inginocchiarci. Davanti alla Sua maestà dobbiamo cedere il passo perché Egli governa il mondo e l'universo. Noi serviamo soltanto il mondo come ancelle della vita mortale e della natura. Ma Lui è l'eternità." Dopo aver ascoltato queste parole la morte sconfitta nell'orgoglio se ne andò in un silenzio pieno di rancore. La vita invece tornò serenamente al suo quotidiano e paziente lavoro al servizio del Signore.







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martedì 26 novembre 2019

LETTERA A UN NON CREDENTE




Caro fratello che non credi in Dio e ti fidi solo della ragione umana, quando dico che Cristo è la Verità non pretendo che tu creda alle mie parole, spero solo che tu creda alle parole di Colui che è venuto nel mondo per la nostra felicità. Dimmi, tu che invochi la forza della ragione trovi forse qualcosa di non ragionevole nelle parole di Cristo? Ti sembra irrazionale invitare gli uomini ad amarsi, esortare le creature ferite a praticare il perdono escludendo il pensiero della rivalsa e della vendetta? Quando gli scribi e i farisei provocavano Gesù con domande insidiose Egli dava sempre risposte precise, acute e illuminanti alle quali era impossibile replicare. Caro amico che non credi in Dio e tanto meno nel Suo Figlio unigenito, ti ricordo che gli unici ad accusare Gesù di essere un impostore erano coloro che lo odiavano. Prima ti ho chiesto di trovare qualcosa di insensato nelle Sue parole, adesso ti chiedo: “Trovi forse qualcosa di sbagliato in ciò che Egli predica?". Magari seguendo la logica del mondo troverai che Egli insegna cose folli e impraticabili, soprattutto quando invita ad amare chi ci odia, a benedire chi ci maledice e a perdonare ogni cattiva azione subita. Gesù di Nazareth è la prova che esiste una strada davvero nuova da percorrere, esiste qualcosa che su questa Terra non è stato ancora sperimentato. Lo scetticismo nei confronti della Fede cristiana e della divinità di Gesù nasconde l’incapacità o la scarsa volontà della maggior parte degli uomini di mettere in pratica le parole di un così sublime Maestro, la paura di intraprendere il nuovo cammino da Lui indicato. Grande e salvifico è l’amore che Egli predica. Seguire Gesù è difficilissimo per tutti, anche per coloro che già credono in Lui e lo amano. E questo fatto dimostra molte cose. Pensaci, mio caro amico.




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domenica 10 novembre 2019

PIANTO PER L'EUROPA




Il 9 novembre appena trascorso abbiamo celebrato i trent'anni dall'abbattimento del muro di Berlino. Molte vite sono dovute cadere per far innalzare quel muro che ha spezzato in due non solo la dignità di un popolo, ma di un intero continente. Tante altre ne sono dovute cadere per poterlo abbattere. Ricordo che questo evento fu salutato con gioia e speranza dal popolo tedesco e da tutti i popoli europei. Fu interpretato come segno di svolta, di rinnovamento, di riscatto, al punto che l'immagine di un muro che divide le persone e che crolla sotto i colpi di uno spirito nuovo è diventata addirittura proverbiale. Ma è davvero tutt'oro quel che riluce? L'abbattimento del muro non è giunto del tutto inatteso. Esso è stato il preannuncio dell'imminente fine dell'impero sovietico. Quello che sarebbe stato impensabile qualche anno prima, in piena guerra fredda, è diventato realizzabile con la fine delle tensioni tra Est e Ovest. Dunque l'abbattimento del muro di Berlino non è stato uno spontaneo e naturale atto di ribellione contro l'ingiustizia di un mondo spaccato in due, non è stato frutto di un anelito collettivo di libertà ma solo la conseguenza di una trasformazione politica in atto. In realtà è stato l'occidente trionfante ad abbattere il muro per anticipare una vittoria che stava già maturando nelle stanze del potere. Ma che cosa è cambiato per gli europei? Devo dire che sono molto pessimista sulla tanto invocata unità del nostro martoriato continente, e adesso mi esprimerò con un linguaggio molto più schietto e severo. Gli europei si sono scannati per secoli. La loro ottusa consuetudine a farsi la guerra si perde davvero nella notte dei tempi. Non dimentichiamo che sono stati loro a provocare ben due catastrofiche guerre mondiali, ineguagliabili cataclismi bellici che hanno avuto il loro epicentro nel continente europeo prima di coinvolgere il resto del mondo. Abbiamo colonizzato buona parte dell'Africa e dell'Asia, e ancora prima abbiamo sterminato i popoli autoctoni del Sudamerica, lì dove oggi si parla spagnolo, una lingua europea. Nell'America del nord abbiamo falcidiato le tribù pellerossa confinandone i pochi superstiti in riserve come se fossero animali in estinzione. Oggi lì si parla inglese, una lingua europea. Insomma abbiamo rotto le scatole a mezzo mondo lasciando ovunque una scia di sangue e il suono dei nostri idiomi. Devo constatare che se gli europei non si fanno la guerra dal 1945 non è perché siano cresciuti, ma perché siamo controllati dalla presenza militare degli Stati Uniti. Sono sicuro che se domattina gli Stati Uniti dovessero annunciare di voler sciogliere la Nato e di togliere tutte le basi dall'Europa lasciandoci liberi di seguire il nostro destino, i motori dei carri armati e di tutta la macchina bellica europea comincerebbero a scaldarsi di nuovo. Ciò che è accaduto nella ex Jugoslavia dal 1991 accadrebbe in tutto il continente. Perché scoppiò la guerra in Jugoslavia? Perché la Jugoslavia era un Paese libero, non allineato, non più sotto l'influenza politica dell'Unione Sovietica e senza alcuna presenza militare da parte degli Stati Uniti. Dunque il nostro sfortunato e dannato continente è stato capace di far tuonare i cannoni perfino in tempo di pace. Oggi dobbiamo sì festeggiare la caduta di un muro che ha diviso i popoli per creare un recinto protettivo intorno all'orgoglio dei potenti, ma dobbiamo anche invocare maggiore consapevolezza, maturità, coscienza affinché ancora una volta si gridi con angoscia e con un residuo briciolo di speranza, in Europa e nel resto del mondo: "MAI PIÙ LA GUERRA!"









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lunedì 24 giugno 2019

UOMINI E ANIMALI



Quando ero bambino avevo una grande passione per il mondo degli animali. Leggevo libri sull'argomento, guardavo documentari televisivi e spesso mi facevo accompagnare da mio padre al giardino zoologico la domenica mattina. Ricordo che preferivo lo zoo al Luna-Park perché lì dentro, pur nella tristezza delle gabbie e dei recinti, mi sembrava tutto più vero, più vivo. Le rutilanti giostre del Luna-Park mi annoiavano, quel mondo di plastica e cartapesta non mi affascinava per niente. Con l'inizio dell'adolescenza vi fu un cambio di prospettiva. Cominciai a leggere racconti, romanzi, e un po' alla volta la creatura umana suscitò in me un interesse sempre maggiore rispetto agli animali. In realtà la parola "creatura" non la usavo ancora poiché non avevo ancora incontrato il Signore, ma l'essere umano cominciò ad affascinarmi, un po' per l'inevitabile identificazione personale, un po' per la complessità del suo animo che apriva nuovi e insospettabili orizzonti alle mie curiosità di adolescente. Diversi anni più tardi, dopo l'incontro con il Signore e la conseguente lettura della Bibbia, ho appreso che l'uomo è la creatura prediletta da Dio, l'unica creata a Sua immagine, e che il Signore ci ha insegnato che siamo superiori alle altre creature. Questo non per farci inorgoglire, ma per ricordarci le enormi responsabilità che abbiamo nei Suoi confronti. Ho notato che l'uomo ha sempre fatto riferimento al mondo animale per rappresentare comportamenti e sentimenti che gli sono propri. Già nelle favole morali di Esopo troviamo animali saggi e parlanti. Nel mondo dei fumetti appaiono animali che rispecchiano tutti i difetti e i pregi del comportamento umano. Topolino, la sublimazione dell'animale più inviso all'uomo, il topo, diviene un infallibile investigatore. Paperino è nella sua simpatia lo specchio dell'uomo perdente e perseguitato dalla malasorte e dal potere del capitalismo (zio Paperone) che lo sfrutta come uno schiavo. E poi nel cinema l'uomo ha proiettato nelle diverse specie animali le sue paure e forse anche la sua aggressività repressa. King Kong, un mostruoso e gigantesco gorilla che non ha eguali per dimensione ed irascibilità, incarna la furia vendicativa e pluriomicida di una natura che non si lascia addomesticare e semina panico e distruzione in una metropoli ultramoderna e fragile. E poi ancora la serie marittima dello "Squalo" che amputa arti agli inermi bagnanti, e ancora l'"Orca assassina", "Grizzly l'orso che uccide", "Tentacoli" che esalta le gesta di un polpo quasi mitologico, per non tacere degli "Uccelli" di Hitchcock che addirittura si organizzano in un insieme compatto e coeso, un vero e proprio esercito che mira all'annientamento dei poveri esseri umani (esattamente il contrario di quanto avviene nella realtà, dove è l'attività venatoria dell'uomo a fare strage di volatili). Ultimamente, leggendo i post pubblicati dagli utenti dei social, si riscontra un esasperato amore per cani e gatti con affermazioni del tipo: "Lui è più buono degli umani" "Un cane non ti tradirà mai" "Lui è l'amore della mia vita" "Bastardi sono gli uomini" etc. etc. Non ho mai condiviso la filosofia del "Più conosco gli uomini e più amo le bestie", perché sono convinto che il primo dovere di ogni uomo è quello di amare innanzitutto i suoi simili. Gli animali sono anch'essi degni di rispetto e amore in quanto creature di Dio, ma chi non è capace di amare l'uomo, dunque un suo fratello, non è capace di amare niente e nessuno. Non credo nella bontà d'animo di chi esibisce sdolcinate coccole nei confronti di un gatto e poi scrive frasi di fuoco contro i fratelli umani. Ho l'impressione che il parossistico amore per gli animali, ai quali oggigiorno vengono riservate anche tombe con tanto di lapidi e fotografie in cimiteri dedicati, serva solo a compensare l'incapacità o la paura che hanno molte persone di amare il prossimo. Un prossimo nel quale non riescono più nemmeno a identificarsi.


P. S. Ho pubblicato questo post il 24 giugno scorso. È di questi giorni la tragica notizia di un domatore, Ettore Weber, che è stato sbranato da un gruppo di tigri durante le prove del suo numero. Aggiungo questa piccola appendice al post per dimostrare quanto ho già scritto. Leggendo sul social network Facebook i commenti che molti utenti hanno lasciato circa il suddetto tragico episodio, qualsiasi persona, ma soprattutto qualsiasi "vero" cristiano non può che sentirsi accapponare la pelle. Molti augurano al domatore di andare all'inferno, e molti altri citano passi del Vangelo in cui Gesù avrebbe difeso gli animali, passi del tutto inesistenti. Ancora una volta ribadisco quanto già affermato: chi trasuda odio da ogni poro, chi non è capace di provare sentimenti di amore e di perdono verso l'uomo, ovvero verso un suo simile, non è capace di amare niente e nessuno. Nemmeno gli animali. (6 luglio 2019)



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domenica 19 maggio 2019

LA PARABOLA DEL FIGLIOL PRODIGO


         
Dedico questo breve episodio di vita familiare a coloro che si commuovono nell'ascoltare le parole del Vangelo ma non riescono a riconoscerne il senso in ciò che accade nella vita di tutti i giorni.
Un uomo molto pio tornò a casa una sera dopo il consueto incontro in parrocchia con gli altri fedeli. Quel pomeriggio avevano commentato la parabola del figliol prodigo. Ogni volta in cui ascoltava o rileggeva la famosa parabola egli tratteneva a stento le lacrime. Le sagge parole che il padre rivolgeva al figlio così roso dall'invidia e dal dispetto nei confronti del fratello scialacquatore e dissoluto, lo commuovevano ogni volta come se fosse la prima. Anche durante l'incontro in parrocchia aveva espresso il suo sentimento di gratitudine a Gesù per averci lasciato questa meravigliosa e significativa parabola, che basterebbe da sola a convertire un cuore lontano da Dio. L'unico cruccio nella vita di quell'uomo così pio consisteva nell’avere accanto a sé una moglie non credente. Ella non riusciva in alcun modo a condividere il fervore religioso del marito. Tante volte lui l'aveva invitata a partecipare agli incontri in parrocchia ma lei si era sempre rifiutata. Nonostante ciò le parlava spesso del Vangelo e di ciò che aveva imparato dalle Sacre Scritture. Anche quella sera, mettendosi a tavola per la cena, l'uomo spiegò quali profondi e sempre nuovi significati si nascondono nella parabola del figliol prodigo. La moglie era sempre disponibile all'ascolto perché amava il marito e non voleva ferirlo. Quella sera tuttavia, mentre cenavano e guardavano la televisione, ella fu costretta ad interrompere il fervoroso discorso che il marito stava facendo perché qualcosa aveva improvvisamente attirato la sua attenzione. In televisione stavano trasmettendo un programma d'intrattenimento nel quale, tra i vari ospiti, c'era un famoso cantante del passato che non calcava più le scene ormai da molti anni. Il famoso cantante, afflitto da seri problemi economici, aveva deciso di presentarsi davanti alle telecamere per fare un pubblico appello. Il suo volto in primo piano sullo schermo rivelava una condizione assai triste. La donna fece notare al marito quanto fosse invecchiato e che aspetto patetico e penoso aveva adesso quell’uomo, completamente diverso da quando era sulla cresta dell'onda e vendeva milioni di dischi. Lui prese il telecomando e alzò il volume per sentire meglio. Il vecchio cantante stava raccontando con molta tristezza le vicissitudini della sua esistenza e del suo declino come artista. Diceva di aver avuto tutto quello che un uomo può desiderare: soldi, successo, belle donne. Adesso però se la passava assai male, era pieno di debiti, e a causa di una cattiva gestione del proprio denaro e di false amicizie che l'avevano tradito si era ritrovato solo, povero e disperato. Era andato dunque in televisione per fare una pubblica richiesta di aiuto e per chiedere un sussidio allo Stato, considerate le sue precarie condizioni economiche che gli impedivano di avere una vita dignitosa. Il marito, sentite le parole del cantante caduto in disgrazia, non poté fare a meno di commentare stizzito: "Ma tu guarda un po' questo. Certo che ci vuole una bella faccia tosta. C'è tantissima gente che a stento riesce ad arrivare a fine mese e vive comunque con dignità senza aver bisogno di fare pubblici appelli in televisione. Poteva pensarci prima, quando aveva tanti soldi, gloria e belle donne, invece di ridursi a implorare in televisione un aiuto dallo Stato. Io lavoro da tanti anni e mi ci vorrebbero tre o quattro vite per accumulare tutta la ricchezza che lui possedeva e che ha sperperato irresponsabilmente". Quando ebbe finito di parlare si accorse che la moglie lo fissava." Che cosa c'è - le chiese - non sei d'accordo con me? Ho detto qualcosa di sbagliato?". Lei sorrise divertita e poi disse: "Sai, mi ricordi qualcuno". "Ti ricordo qualcuno? E chi? " domandò incuriosito. "Mi ricordi il fratello del figliol prodigo". Il marito la guardò stupito. "Vedi - continuò lei - io non sono credente ma tu mi hai parlato tante volte di questa parabola e alla fine qualcosa l'ho imparata anch'io. Il fratello del figliol prodigo, tornato dai campi vede che suo padre sta dando una festa in onore del figlio scapestrato il quale, dopo aver dissipato tutta la sua parte di eredità, torna a casa disperato e povero. E che cosa dice il fratello più saggio, più assennato, colui che è rimasto accanto al padre a spezzarsi la schiena per lavorare la terra? Dice che lui si è comportato sempre bene, non lo ha mai abbandonato, ha lavorato duramente senza tuttavia ricevere mai alcuna attenzione particolare dal genitore. Quell'altro invece, che ha sperperato tutto in donne e vizi adesso pretende pietà e considerazione. Tu hai parlato poco fa esattamente come lui e nemmeno te ne sei accorto". Il marito rimase in silenzio. Si sentì mortificato da queste parole e lei se ne accorse. Aggiunse dunque con dolcezza: "Scusa, non volevo giudicarti, ho solo espresso il mio pensiero." L'uomo capì invece che la moglie aveva detto delle cose giustissime e sacrosante. Egli non era stato capace di provare misericordia nei confronti di un uomo caduto in disgrazia e lo aveva giudicato secondo la logica del mondo, che non è la logica di Dio. Si accorse dunque che le parole di sua moglie erano state suggerite dal Signore, affinché egli comprendesse il grave errore che aveva commesso come cristiano nel non provare misericordia verso un fratello disperato.
Troppo spesso la saggezza che ci viene dal mondo impedisce al nostro cuore di provare pietà verso i fratelli che sbagliando hanno causato la propria rovina. Ci sentiamo in diritto di giudicare con severità i loro errori invece di comprenderli e di perdonarli. E' questo che Gesù ha voluto insegnarci con la parabola del figliol prodigo.
 


    
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lunedì 6 maggio 2019

LE VERITÀ NEGATE



Oggi, più che in ogni altro tempo, vi è l'urgenza di ristabilire e riaffermare le verità che tutti abbiamo sempre conosciuto ma che il mondo si sta sforzando di negare. Si ha la sensazione di dover ricordare a tutti che il sole brilla alto nel cielo, che la notte segue al giorno e che il mare bagna la Terra. E così urge il dovere di ricordare a tutti che per un bambino ci vogliono un padre e una madre, che le guerre non bisogna farle, che le armi non bisogna fabbricarle e che per essere felici dobbiamo evitare le scelte che ci rendono infelici. Tutto ovvio, scontato, banale. Eppure sembra che una strana corrente sotterranea, strisciante, subdola come un vento sottile e malefico che entra nei pensieri stia riuscendo a rimettere in discussione perfino le cose più banali del mondo. Le evidenze non sono più evidenze ma principi superati; i valori sono convinzioni antiche da cambiare; la follia diventa plausibile normalità. Il bersaglio preferito di questa "revisione" modernista di principi e valori, per chi non se ne fosse ancora accorto, è il messaggio di Cristo, è la Croce, è la Fede cristiana. Essa non viene colpita soltanto con cieca e sanguinaria violenza lì dove i cristiani sono in minoranza, bensì viene considerata quasi una vergogna da additare ed emarginare anche lì dove i cristiani sono ufficialmente la maggioranza. Papa Francesco ha detto che non bisogna essere "cristiani tiepidi". Al giorno d'oggi, per paura di essere accusati di fanatismo ed intolleranza i cristiani stanno diventando addirittura "gelidi". L'ostilità al Crocifisso, anche se per il momento manifestata solo a parole, sta diventando così ordinaria da convincere perfino quelli che non si erano mai interessati all'argomento. E così parlare del Vangelo e mostrare il Crocifisso fa scandalo perché significa non rispettare le altre religioni. È un po' come se mi venisse proibito di parlare della donna che amo e di mostrare con gioia la sua fotografia perché questo potrebbe risultare offensivo per le altre donne. Dire che Cristo è la Verità sta diventando addirittura pericoloso, al punto che molti cristiani stanno cominciando a sostenere che l'importante è amare ed essere buoni indipendentemente dal proprio credo religioso. Prudenza? Saggezza? Paura? Come sostenevo all'inizio bisogna riaffermare e ristabilire tante verità a cui eravamo stati abituati fin da piccoli, verità che facevano parte della nostra morale e del nostro spirito, del nostro patrimonio individuale e collettivo, della nostra memoria, della nostra vita. I bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, le guerre non bisogna mai farle, il sole brilla alto nel cielo. Cristo è VIA, VERITÀ E VITA.





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domenica 5 maggio 2019

UNA CROCE ROSSA... DI SANGUE



Al consueto modo di dire "Sparare sulla Croce Rossa" per indicare chi colpisce qualcuno che non ha la possibilità di difendersi si dovrebbe sostituire oggi il più attuale "Sparare sulla Croce di Cristo". Sparare su quella Croce che non sa né offendere né difendersi perché è stata innalzata soltanto per amare. Sparare su quella Croce che dà ancora scandalo perché la Luce e l'amore che è capace di irradiare fanno paura. In un mondo nel quale gli uomini tengono abitualmente alta la guardia stringendo minacciosamente i pugni verso il fratello, il Signore allarga ancora le braccia perché è disposto ad accettare tutto pur di non rinunciare al Suo Amore verso l'umanità. Ciononostante su quella Croce si continua ancora a sparare con le armi e con le parole. Su quella Croce ancora oggi rossa. Rossa di sangue.








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