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martedì 6 febbraio 2018

DIO E' QUALCUNO, NON QUALCOSA


Dio non e' un'astrazione, non e' qualcosa che si presti a libere interpretazioni personali, una specie di terra di nessuno in cui ognuno coltiva una fede fai da te. Egli si presento' agli uomini con un nome ben preciso: JAHVE'. Non e' una generica "energia universale", come spesso ho sentito dire da persone che si trovano divise tra fede, agnosticismo e ateismo. Egli ha una volonta' e un'identita' ben precise. "IO SONO COLUI CHE ESISTE", questo significa JAHVE'. Avete mai sentito un'energia impersonale che si esprima in questi termini? I pittori del passato lo hanno spesso ritratto come un vecchio con la barba. Certo non e' vecchio e non ha la barba, ma quelle raffigurazioni pittoriche servono a far comprendere che Dio e' "QUALCUNO", non "QUALCOSA".









Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)

lunedì 5 febbraio 2018

UNA FAMIGLIA DI SANTI





Questa sera, davanti alle reliquie dei Santi Luigi e Zelia Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux, ho pregato per tutti voi e per il bene di ogni famiglia. La famiglia non e' soltanto il frutto di un accordo, di un incontro, di un vincolo legale. La famiglia e' la miracolosa creazione che Dio ha posto a base dell'intera storia umana. Egli stesso, nel momento in cui si e' incarnato, e' entrato a far parte di una famiglia. Ogni famiglia dovrebbe profumare di Santita'.


6/2/2018, ultimo giorno di ostensione dell'urna con le reliquie dei Santi Martin nella chiesa di S.Vitale in Napoli. In primo piano il parroco don Gennaro Leone e il sacerdote don Silvio Longobardi. Io mi trovo in fondo, vicino ai ministranti (la foto e' presa dalla pagina facebook "Peregrinatio Urna Santi coniugi Martin").







Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo e prima immagine sotto il titolo)

domenica 4 febbraio 2018

IL SANTO DONO DELL' EUCARISTIA





Spesso, quando mi metto in fila per ricevere il Santo dono dell'Eucaristia, sento persone, anch'esse in fila come me, che chiacchierano tra di loro del piu' e del meno o che ridono. In genere si tratta di ragazzi, i quali probabilmente non hanno ancora acquisito la giusta consapevolezza dell'importanza di questo Sacramento. Quando ero ragazzo e non ero credente non andavo mai in chiesa, se non da turista, e non facevo la Comunione perche' lo ritenevo un rito come tutti gli altri. Oggi conosco il valore dell'Eucaristia e so che nell'Ostia consacrata e' realmente presente il Corpo di Cristo. Se pensassi che si tratta solo di un rito simbolico, e che quando mi metto in fila sto andando a ricevere tra le mie labbra soltanto un pezzetto d'ostia, non farei mai la Comunione. Nessuno mi ha convinto a parole dell'importanza di questo Sacramento. Soltanto una persona e' riuscita a condurmi in chiesa per accogliere materialmente e spiritualmente il Suo Corpo. Soltanto una persona.








Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)

lunedì 29 gennaio 2018

LE FOTO DI UN PRODIGIO


Le foto che vedete qui sono la testimonianza di un prodigio a cui assistei il 10 maggio del 2017. Queste foto sono gia' state pubblicate in un famoso social-network, e il testo che le accompagnava e' lo stesso che qui ripubblico.

"Qualche giorno fa, mentre camminavo per strada, ho sentito improvvisamente l'impulso di fermarmi e di fotografare con il cellulare un gruppo di nuvole. Li' per li' non mi spiegavo il perche' l'avessi fatto. Riguardando la foto sullo schermo del cellulare non notavo nulla di strano, nulla di particolare che meritasse di essere fotografato. Ero quasi sul punto di cancellare la foto ma poi ho preferito conservarla. Tornato a casa ho guardato di nuovo e con piu' attenzione l'immagine e ho notato, nel gruppo di nuvole in alto a sinistra (immagine n.1) qualcosa che mi ha colpito: la forma di una colomba (immagine n.2). Suggestione? Guardatela anche voi e confrontatela con l'immagine di una colomba vera (immagine n.3). Siamo nel Tempo di Pasqua che si concludera' con la Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo che, come tutti sappiamo, nel Vangelo si presenta nella forma di una colomba. Certo le nuvole possono assumere le forme piu' svariate, ma sappiamo anche che il Signore ci da' continuamente segni della Sua presenza. Basta guardare."


Immagine n.1


Immagine n.2



Immagine n.3











Copyright © Bruno Canale 2017-2018 (Testo e immagini n.1 e n.2)

martedì 23 gennaio 2018

UN PERPETUO SACRIFICIO D'AMORE






Guardate un'immagine del Crocifisso. Osservatela bene, attentamente, non fate scivolare via lo sguardo da qualcosa che gia' conoscete e che per questo non vi sembra cosi' interessante. Osservatela con attenzione, intensamente. E poi domandatevi se avete mai conosciuto qualcuno che avrebbe il coraggio di fare cosi' tanto per voi. Ci sono uomini che hanno dato la vita per un ideale, per la patria, per un mondo migliore. Ma soltanto un uomo ha dato la propria vita per ogni singola persona umana. E questo sacrificio non si e' esaurito nel giorno in cui avvenne. Esso si ripete ogni giorno affinche' nessuno sia escluso da un dono cosi' prezioso. Perche' il sangue di quest'uomo non appartiene alla storia, ma appartiene alla vita di ognuno di noi.


 




Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)

lunedì 22 gennaio 2018

L'ANIMA DI UN CRISTIANO



Dopo un disastro aereo le anime di quattro uomini, vittime del tragico evento, attraversarono insieme un tunnel di luce abbagliante e dopo un lungo cammino si ritrovarono insieme al cospetto di Nostro Signore Gesù Cristo. Il primo uomo, un musulmano, domandò: “Dov’è il profeta?” “Di quale profeta parli?” chiese Gesù. “Tu sei Gesù Cristo, il penultimo profeta prima di Maometto. Ma dov’è lui, l’ultimo profeta?”. Gesù non rispose nulla e lo guardò con occhi pieni di amore. Il secondo uomo, un ebreo, si fece avanti domandando: “Dov’è Mosé, la nostra guida, e dov’è Aronne, suo fratello?”. Anche stavolta Gesù non disse nulla e lo guardò con uno sguardo dolce e pieno di Misericordia. Rapito da quello sguardo, l’uomo andò ad inginocchiarsi davanti al Messia. Dopo un po’ anche il musulmano lo raggiunse e si inginocchiò accanto a lui. Il terzo uomo, un buddista, si guardò intorno quasi accecato da tanto bagliore, poi disse: “Dov’è Budda? Egli è stato il mio maestro quando ero sulla Terra. Mi ha insegnato tante cose e tanta ineguagliabile saggezza ho trovato nelle sue parole.” Gesù lo fissò allo stesso modo con cui aveva accolto nel Suo Cuore gli altri due uomini. Anche il terzo dunque, non trovando altra luce e altra Verità che in quella sfolgorante ed ineffabile figura che gli stava davanti, andò commosso e grato ad inginocchiarsi ai Suoi piedi vicino agli altri due.
Il quarto uomo, a differenza di loro, rimase fermo dov’era e non disse nulla. Non ebbe nemmeno il coraggio di avvicinarsi a Gesù e non fu capace di alzare lo sguardo verso la Sua Luce. Il Messia, dopo aver accarezzato le teste chinate dei tre che stavano ancora inginocchiati, sollevò lo sguardo verso quell’uomo: era uno sguardo pieno di severità. Quell’uomo era un cristiano. Fu fatto battezzare dai suoi genitori. Aveva conosciuto Gesù attraverso i precetti del Catechismo e aveva consacrato a Lui il proprio matrimonio. Qualche volta andava in chiesa eppure era sempre stato pieno di dubbi e spesso aveva bestemmiato contro il Suo Santo Nome. A un cenno di Gesù i tre uomini che erano stati felici di aver riconosciuto in Lui la Verità si alzarono in piedi e camminarono insieme entrando in una nuvola dorata e splendente fino a scomparire dalla vista. Il cristiano invece continuava a restare fermo. Per lui ci sarebbe voluto molto più tempo.

Questo breve apologo ha soltanto lo scopo di ricordare a noi cristiani di quale enorme responsabilità il Signore ci abbia caricato offrendoci il privilegio di essere testimoni e ambasciatori della Sua Parola. Ogni giorno noi dobbiamo fare di tutto per essere degni di questo privilegio.











Copyright ©Bruno Canale 2018 (Testo)

giovedì 18 gennaio 2018

COM'E' TRISTE UN CALENDARIO SENZA SANTI!


I giorni dell'anno e della nostra vita sono scanditi dal nome dei Santi. Ad essi e' associato anche il nostro nome, in virtu' del quale riceviamo gli auguri nel giorno dell'onomastico. I Santi, spesso martiri della Fede e comunque sempre benefattori del prossimo, sono uomini e donne eccezionali che hanno consacrato tutta la loro vita a Cristo diventando fulgidi esempi di fede eroica per tutti noi. Non dimentichiamo che ogni battezzato ha intrapreso un cammino di santificazione. Dunque la Santita' e' un dono riservato non solo a pochi privilegiati, ma a chiunque voglia essere coerente nello spirito con il sigillo che i propri genitori vollero fargli imprimere nel giorno del Battesimo. Un calendario senza Santi e' come una fredda e menomata scansione del tempo. Un tempo che e' cominciato per tutti noi con la nascita di Cristo.

Che Santo e' oggi?








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mercoledì 17 gennaio 2018

CI CREDONO PAZZI


Parliamo di vita eterna e di nuova luce quando abbiamo la morte in casa. Parliamo di amore quando camminiamo sulle sabbie mobili dell'odio. Parliamo di un regno fatto di pace, giustizia ed eterna armonia, ma questo regno non e' visibile neanche al microscopio. Ci credono pazzi. Non lo siamo. Siamo soltanto cristiani.











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martedì 16 gennaio 2018

A CHE COSA ASSOMIGLIA LA FEDE?

La Fede e' come la corsa gioiosa di un bambino in un prato; e' come il sole di un nuovo giorno che riscalda le speranze; e' come il silenzio di un amico che e' capace di ascoltarti per ore; e' come una coppia di sposi, giovani nel cuore, che festeggiano le nozze d'oro senza aver mai smesso di amarsi.





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venerdì 12 gennaio 2018

NON E' IL DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI


Da quando ho cominciato a credere in Dio ho smesso di credere alla morte. La Fede disintegra la morte e la annienta rendendo false le sue apparenze terrene come se fossero il frutto di un’illusione ottica. Per coloro che credono in Dio la morte non esiste poiché tutto è vita, tutto è slancio di inesauribile amore, tutto è animato da soffio divino ed è rivestito di Luce Eterna.

                              “IO SONO LA VIA, LA VERITA’ E LA VITA.” (Gv.14,6)
                      “DIO NON E’ IL DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI.” (Mt.22, 32)








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sabato 6 gennaio 2018

TEMPO DI NATALE


Troppo spesso le tradizioni popolari hanno falsato l'autentico senso delle feste cristiane facendo perdere di vista il vero "oggetto" del festeggiamento. E cosi' il Natale ha ormai come protagonista un vecchio corpulento e rubizzo che guida una slitta volante trainata da renne, e l'Epifania (almeno da noi, in Italia) e' diventata la celebrazione del passaggio di una strega generosa e benevola che dispensa giocattoli e dolciumi ai bambini buoni e carbone a quelli meno meritevoli. Tutto si basa alla fine su una gratificazione materiale per grandi e piccoli: i doni sotto l'albero e le specialita' culinarie locali che imbandiscono le nostre tavole. Una patina edulcorata fatta di luci artificiali e sapori gastronomici si e' sovrapposta all'unica gioia possibile che fin dalle origini ha dato senso, corpo e sostanza alle celebrazioni del Tempo di Natale: la nascita di Nostro Signore Gesu' Cristo!








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giovedì 4 gennaio 2018

SE LA VITA E' UN CALVARIO


Se è vero che la vita è un calvario abbiamo diverse possibilità di scelta. Possiamo essere noi a portare la croce; possiamo essere noi i carnefici; possiamo essere noi la folla che insulta la vittima; possiamo essere noi a provare compassione per colui che soffre e sentire il bisogno di soccorrerlo e consolarlo. Come ultima scelta, in alternativa a tutto questo, possiamo semplicemente stare a guardare lo spettacolo del dolore senza fare nulla.









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mercoledì 3 gennaio 2018

CONTRO L'INDIVIDUALISMO RELIGIOSO


Se amate il mare sarete felici di navigarci su, di nuotarci ed immergervi nelle sue acque, di poterne godere la magnifica visione da un promontorio, ma non penserete mai di poterne fare una cosa soltanto vostra. E così pure per il cielo azzurro o stellato, per le montagne maestose che vi tolgono il fiato. Pensereste mai di avere il possesso esclusivo di tutte queste meraviglie? E allora perché volete fare di Dio una cosa vostra? Egli è l’Onnipotente, il Creatore dell’universo, di fronte al quale bisogna solo invocare, inginocchiarsi o rimanere estasiati come al cospetto di una meraviglia del Creato. Tanto più davanti a Lui, che del Creato è l’Autore!









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lunedì 1 gennaio 2018

RICOMINCIO DA CRISTO


Il Natale e' una festa religiosa; il Capodanno e' una festa civile. Eppure tra i festeggiamenti per il nuovo anno e la celebrazione della nascita di Cristo c'e' un forte e motivato legame. Oggi siamo nell'anno 2018 dalla Sua nascita. Con Lui tutto comincia e tutto finisce. Egli e' il punto e a capo. Con Lui nasce il tempo di una nuova umanita'. Nel nome di questo nuovo tempo ogni anno ricominciano e si rinnovano nella speranza le nostre vite.






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sabato 30 dicembre 2017

CHI E' CAPACE DI NEGARE LA VERITA'?


Quando dico che Cristo e' la Verita' mi sento rispondere quasi sempre: "Questo lo dici tu, questa e' soltanto la tua verita'." Eppure non e' cosi'. Che Cristo sia la Verita' non l'ho detto io, l'ha detto proprio Lui. In nessun'altra religione c'e' mai stato qualcuno che abbia affermato con tanta forza, convinzione e autorita': "IO SONO VIA, VERITA' E VITA". Dunque non solo "Verita'" ma anche "Via e Vita". Questo non lo ha detto Maometto, non lo ha detto Mose', non lo ha detto Budda e nemmeno in tutti i 73 libri della Bibbia vi e' qualcun altro che abbia osato proclamare qualcosa di cosi' decisivo e solenne. Il problema che si pone oggi, in un tempo in cui si tende a negare l'assoluto per favorire una visione individualistica dell'esistenza, non e' quello di lasciare ad ognuno la liberta' di credere in cio' che vuole. Il problema, o meglio la sfida, e' riuscire a dimostrare che Gesu' ha torto nel dire quello che ha detto. Dunque chi nega che Gesu' Cristo sia la Verita' deve essere capace di attaccare frontalmente questa Verita' e deve essere capace di trovare degli argomenti che siano all'altezza di metterla in dubbio.









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sabato 23 dicembre 2017

BUON NATALE!

Che la Luce della Pace e della Verita' illumini sempre i nostri cuori!
Buon Natale di Nostro Signore Gesu' Cristo a tutti voi e alle vostre famiglie.

Buon Natale
Merry Christmas
Feliz Navidad
Joyeux Noël
Frohe Weihnachten
Feliz Natal
عيد ميلاد سعيد












venerdì 22 dicembre 2017

LA LINEA RETTA E IL SEGMENTO




Per capire che tipo di rapporto intercorre tra noi e Dio potremmo ricorrere ad una piccola metafora geometrica. Tutti abbiamo imparato a scuola che la linea retta e' infinita. E tutti sappiamo che invece il segmento e' la parte di una retta delimitata da due punti. Ecco: il Signore e' come una linea retta, non ha inizio e non ha fine. Noi esseri umani invece siamo come i segmenti, parti di questa linea retta. Noi siamo in Dio e Dio e' in noi. Di questa linea infinita entrano a far parte le nostre esistenze e le nostre anime; in essa le nostre anime diventano parte di qualcosa che non ha inizio e non avra' mai fine.



Copyright © Bruno Canale 2017 (Testo)

giovedì 21 dicembre 2017

LA LEGGE SUL BIOTESTAMENTO E IL NUOVO GIURAMENTO DI IPPOCRATE



Riguardo alla legge sul Testamento biologico, approvata dal Senato il 14 dicembre u.s., preferirei non esprimere alcuna opinione personale in quanto otterrei solo l'effetto di infiammare ancor piu' le polemiche di queste ore. Vorrei pero' far notare che, oltre ad obbligare i medici ad accettare "obtorto collo" una nuova concezione dell'etica professionale, e cioe' far convivere il dovere di salvare una vita con quello di "sopprimere" una vita, c'e' una nuova esigenza che si presenta a coloro che hanno ratificato il famoso "Giuramento di Ippocrate", quel solenne giuramento (redatto in chiave moderna) che i medici sono tenuti a pronunciare prima di dare inizio alla propria attivita' professionale. Il suddetto giuramento, deliberato dal comitato centrale della "Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri" il 23 marzo 2007, elenca una serie di impegni che il futuro medico "giura" di rispettare, tra cui:
" Giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale", e ancora: "Giuro di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona".
Dunque, in seguito alle novita' introdotte dalla legge che estende a tutti i cittadini la possibilita' di optare per un rifiuto del trattamento terapeutico in caso di gravi patologie, e che obbliga di fatto i medici ad uccidere un paziente su richiesta del medesimo o di un suo tutore, si rende necessario apportare delle modifiche anche al testo del famoso giuramento, mutando radicalmente la prospettiva deontologica e morale del medico, il quale sara' costretto ad impegnarsi solennemente sia a salvare la vita dei suoi pazienti, sia a sopprimerla.







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domenica 17 dicembre 2017

UN RICORDO DI MIO PADRE

Voglio scrivere un piccolo ricordo del mio papa' che e' volato in Cielo il 23 novembre scorso.
Avevo sette anni, eravamo in villeggiatura e stavo imparando ad andare in bicicletta. Usavo una piccola bicicletta, un modello che si chiamava "Graziella". Per i bambini che ancora non sapevano andare sulle due ruote venivano aggiunte due rotelle laterali. Mio padre penso' che fosse venuto il momento di fare a meno di quel supporto. Io avevo paura di cadere, ma lui con tanta pazienza mi seguiva tenendo con la mano la parte posteriore della bici. Mi allenavo nel pomeriggio, non lontano dalla casa della villeggiatura, in un vialetto che si allungava fino alla sommita' di una collina verdeggiante. Spesso gridavo spaventato perche' pensavo di essere sul punto di cadere e lo scongiuravo di non lasciarmi. Lui mi rassicurava: "Pedala, non preoccuparti, continua a pedalare che ce la fai!" Un pomeriggio, dopo tante prove, sentii di essere piu' pronto e deciso del solito. Mio padre come sempre si chino' e prese la parte posteriore della bici per sostenermi, e io cominciai a pedalare. Ad un certo punto, a meta' del vialetto, quando la collina di fronte a noi sembrava ancora piu' vicina, cominciai a pedalare con piu' energia e dissi a mio padre:"Puoi lasciare papa', si' adesso puoi lasciare, vado da solo!" Non avendo sentito alcuna risposta da parte sua, mi voltai appena. Mi aveva gia' lasciato da un pezzo. Ero felicissimo! Avevo finalmente imparato ad andare in bicicletta. Oggi, dopo tanti anni da quel giorno indimenticabile, oggi che lui non e' piu' con me, gli dico sempre, quando ho paura di cadere: "Non lasciarmi papa', ti prego, non lasciarmi mai!"






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mercoledì 13 dicembre 2017

QUANTO FA MALE IL CROCIFISSO?





Periodicamente, e quasi sempre nel periodo prenatalizio, riemerge la questione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Il tormentone e’ che “l’Italia e’ uno Stato laico", dunque non sono graditi simboli religiosi nelle scuole, negli uffici e in ogni altro luogo che non sia di culto. A dire il vero le motivazioni ostative all’esposizione del Crocifisso in realta’ sono due, che appaiono palesemente in contrasto tra loro. La prima e’ appunto la gia’ citata scusa dello Stato laico. La seconda, invece, e’ che data la sempre piu’ massiccia presenza di bambini provenienti da famiglie di religione diversa da quella cristiana, non bisogna urtare e ferire la sensibilita’ di coloro che appunto nel Crocifisso vedrebbero un’offesa alla propria cultura e alla propria religione. Dunque dobbiamo preoccuparci della laicita’ dello Stato o di coloro che non sono cristiani? Precisiamo innanzitutto che Stato laico non vuol dire Stato che fa a meno della religione e dei suoi simboli; vuol dire semplicemente Stato non governato da autorita’ religiose ma da autorita’ laiche, civili, dunque uno Stato, come sancisce la nostra Costituzione, che garantisce la liberta’ di culto sia in pubblico che in privato (art. 19). Capito? In pubblico vuol dire che nessuno puo’ vietarmi di esporre il Crocifisso nel mio negozio, sulla parete della stanza nel mio ufficio o nell’aula in cui insegno. Precisato questo, vorrei far notare a coloro che si scandalizzano per la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche che il Crocifisso e’ invece l’elemento piu’ innocuo che possiamo trovare nel luogo in cui vengono educate ed istruite le nuove generazioni, e che la laicita’ o neutralita’ dello Stato va salvaguardata in tutti i suoi aspetti, non solo in quello religioso. Siamo sicuri, per esempio, che gli insegnanti siano sempre cosi’ imparziali durante le loro lezioni? Ricordo che quando ero in seconda media (oggi si chiama scuola secondaria di primo grado) una insegnante di dichiarata fede e cultura comunista ci costrinse a studiare il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels, che certamente non era compreso nei programmi ministeriali. E’ un po’ come se un insegnante di destra ci avesse costretto a studiare il “Mein Kampf” di Hitler. Erano gli anni ‘70, anni di fuoco, ed evidentemente anche la cattedra di un insegnante poteva essere considerata un palco da comizio o una trincea. Secondo voi, inculcare nelle menti di ragazzini di dodici anni i principi fondanti del comunismo collimava perfettamente con le regole di uno Stato laico che deve offrire una formazione completa e nello stesso tempo neutrale ai propri giovani cittadini? Pur senza arrivare a simili eccessi ideologici, sono convinto che la neutralita’ e l’obiettivita’ dell’insegnamento di molti docenti vada messa in discussione ancora oggi. Inoltre, come ho gia’ precisato, il Crocifisso non mi sembra davvero l’ elemento piu’ scioccante in un’aula scolastica. Scioccanti sono gli episodi di bullismo tra ragazzi e scioccante e’ l’incapacita’ di chi dovrebbe gestirli e reprimerli. Non e’ che voglio allargare troppo il discorso, ma e’ che ancora oggi la storia del Crocifisso nei luoghi pubblici mi sembra assurda e pretestuosa. Un modo come un altro per bendare gli occhi della collettivita’ su ben altri scandali e storture che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi. A proposito, in tema di laicita’, spero che i nemici del Crocifisso si ricordino anche di ingaggiare la giusta lotta contro l’esposizione del calendario nei luoghi pubblici. Il calendario, per chi non se ne fosse accorto, rappresenta un altro “nefasto” simbolo cristiano. Oggi siamo infatti nell’anno 2017 dalla nascita di Cristo. Che inaudito scandalo!!



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lunedì 11 dicembre 2017

STATO LAICO E SIMBOLI RELIGIOSI

Il Crocifisso e' il simbolo del dono d'amore che Dio ha fatto agli uomini, e il Presepe fu inventato da un santo, San Francesco d'Assisi, che consacro' se stesso a questo Amore.

Vorrei ricordare a tutti, docenti e presidi compresi, che la Costituzione Italiana sancisce la liberta' di culto (art.19). Per questo motivo, chiunque proibisca l'esposizione del Crocifisso o del Presepe in un luogo pubblico, oltre a non avere nessun supporto legale per la sua decisione arbitraria, commette un atto di repressione della liberta' religiosa. In Italia non esiste alcuna legge che proibisca l'esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici. Ricordatelo a tutti coloro (colleghi di lavoro, superiori o altri) che vi costringeranno a togliere il Crocifisso dalla parete. Ricordategli che questa probizione e' soltanto un abuso, un atto repressivo nei confronti della vostra liberta' di culto. La laicita' dello Stato si vede dal rispetto di tutti i simboli religiosi, non dall'eliminazione di alcuni di essi.









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venerdì 8 dicembre 2017

IL PRESEPIO


Amate quella donna, cosi' umile nel suo abbraccio;

Amate quell'uomo, cosi' casto e obbediente;

Amate quegli animali, che scaldano col loro fiato il Sole nascente;

Amate quel Bambino, nostra nuova speranza;

Amate quella stalla, da cui nasce una nuova umanita'.









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sabato 2 dicembre 2017

L'ABBRACCIO

           OGNI ABBRACCIO LASCIA L'IMPRONTA DI UN ALTRO CUORE SUL MIO









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lunedì 27 novembre 2017

IL GRANDE VIGLIACCO


Il diavolo e' un grande vigliacco. Egli preferisce non mostrarsi, preferisce agire sempre nell'ombra. La nostra immaginazione un po' infantile ci porta a ritenere che egli ci ferisca conficcando i suoi artigli nella nostra carne o infilzaldoci con il suo tridente. Non e' cosi'. Fa di molto peggio. Egli ci ferisce con il tradimento di un amico, con le parole di un familiare che ci urla addosso la sua rabbia e il suo odio, con un nostro collega che per fare carriera sacrifica la nostra amicizia e la nostra fiducia. Ci ferisce con gli insulti di un passante per strada, con lo sguardo diffidente e sospettoso di chi incontriamo sul nostro cammino. Ci ferisce attraverso noi stessi, con i mille pensieri autodistruttivi che ronzano nella nostra mente come calabroni impazziti. Quasi quasi mi verrebbe da augurare a tutti di incontrarlo davvero, "de visu", questo subdolo criminale, per imparare a difendersi consapevolmente dalle sue azioni. Egli e' l'artefice di tutta la nostra infelicita'; origine e causa di ogni peccato, di ogni dolore.









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domenica 19 novembre 2017

GENITORI E FIGLI




"Sono i miei figli perche' li ho fatti io." Un genitore che pensa questo commette un grossolano errore. Nessun essere umano ci appartiene, nessuno e' "mio". Chi mette al mondo un figlio non lo ha creato, piuttosto si e' reso strumento dell'Amore di Dio, l'unico amore che crea. I figli dal canto loro devono amare i genitori perche' essi si sono fatti carico del difficile compito che Dio gli ha affidato: mettere al mondo, curare ed allevare una Sua creatura.



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venerdì 17 novembre 2017

LA PREGHIERA COME RESISTENZA ATTIVA

La preghiera non è una condizione passiva. Il fedele invoca, chiede qualcosa al Signore ma nel contempo si impegna solennemente a fare qualcosa per Lui. Il Padre Nostro, nelle sue poche e splendide parole, contiene allo stesso tempo un atto di adorazione, un’accorata invocazione e un impegno a cui il credente si vincola con una promessa che va mantenuta. Adoriamo il Signore dicendo: “Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo Nome”. Esprimiamo un desiderio fondamentale dell’anima quando esclamiamo con fiducia di figli: “Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua Volontà”. E ancora imploriamo il nutrimento del corpo e dell’anima chiedendo il “nostro Pane quotidiano”. Supplichiamo speranzosi il Suo perdono e ci impegniamo a perdonare i nostri fratelli dicendo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. E ancora: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. Quell’espressione così controversa che inizia col “Non indurci…” lascerebbe pensare che sia il Signore a metterci in condizione di essere tentati dal Maligno. In realtà anche con queste parole noi ci stiamo impegnando a resistere con tutta la nostra forza, e con il Suo provvidenziale aiuto, alle molteplici tentazioni con cui il Maligno ci investe ogni giorno della nostra vita. Dunque la preghiera va vissuta come atto di resistenza attiva e non passiva contro le spire del demonio. Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro ci stiamo impegnando davanti al Signore a fare concretamente qualcosa per Lui e per la nostra salvezza. Facciamo in modo che quelle meravigliose parole non rimangano tali, e non abbiano tra le nostre labbra il sapore di una promessa non mantenuta.




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martedì 14 novembre 2017

L'ONERE DELLA PROVA


Secondo l’ordinamento giuridico italiano chi vuole dimostrare l’esistenza di un fatto ha l’obbligo di “provare” il fatto di cui parla. Dunque l’onere della prova non è a carico di chi nega quel fatto, ma di chi vuole dimostrarlo. Spostandoci dall’ambito giuridico a quello religioso, nell’infinito dibattito tra atei e credenti circa l’esistenza di Dio sembra dunque che la prova dell’esistenza di Dio sia a carico del credente, in quanto egli “afferma” che Dio esiste. Eppure, il principio dell’onere della prova in questo ambito trova degli ostacoli che ne rovesciano completamente il senso. Il credente infatti afferma che Dio esiste ma non ha l’obbligo di dimostrarlo, poiché la sua certezza poggia su qualcosa di inconfutabile e indiscutibile: la Fede. Basta una Fede forte e convinta a ritenere che Dio esista, anche senza bisogno di prove. Gesù disse: “Beati coloro che crederanno senza aver veduto.” Il non credente, invece, afferma con convinzione categorica che Dio non esiste. Ma su cosa poggia questa sua certezza? Egli parla genericamente di razionalità, di buon senso, di logica, ma non ha alcuna prova per supportare concretamente la sua tesi. Anche quando afferma che non c’è nessun Al di là non ha la minima possibilità di dimostrarlo, perché egli non è ancora morto. Dunque, nella disputa circa l’esistenza di Dio sono gli atei ad avere l’obbligo di fornire una dimostrazione convincente in quanto ai fedeli basta la Fede per credere. Inoltre l’ateo non si limita a negare ciò che i credenti dicono ma fa una vera e propria affermazione quando dice: “Dio non esiste!” Per questo motivo l’onere della prova ricade solo su di lui.





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giovedì 9 novembre 2017

LA METAFORA DEL SOLE

Voglio proporvi una metafora. Immaginiamo che il sole rappresenti Dio, la Sua potenza, la Sua presenza costante e vivificante che inonda di Luce e di vita il mondo e le Sue creature. Immaginiamo adesso tre categorie di persone. La prima categoria è composta da coloro i quali, pur beneficiando del calore del sole che nutre e illumina i loro corpi si dimostrano del tutto indifferenti a questa grazia che gli viene donata ogni giorno. Essi non parlano mai del sole e non sentono il bisogno di dare il giusto valore alla sua provvidenziale esistenza. Nemmeno immaginano che cosa accadrebbe se il sole non ci fosse più. La seconda categoria è composta invece da coloro che godono pienamente della sua luce e del suo calore, coloro che riconoscono in lui la fonte primaria di ogni bene, potenza che dona vita ed energia, splendore mattutino che allontana le tenebre della notte, quotidiana gioia del risveglio per l’inizio di un nuovo giorno. Essi provano immensa gratitudine verso colui che alimenta di luce ogni creatura e ogni elemento della Terra, dal filo d’erba al cuore dell’uomo. Per ultima c’è una terza categoria, che al giorno d’oggi sta diventando sempre più numerosa: sono coloro i quali, pur beneficiando come gli altri della luce e del calore del sole, affermano con assoluta certezza che il sole non esiste.








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mercoledì 8 novembre 2017

NOVE COSE CHE DOBBIAMO RICORDARE PER IMPARARE AD ESSERE UMILI



 1) Il bagaglio delle nostre conoscenze è legato al momento storico in cui abbiamo vissuto e alla nostra personalissima esperienza di vita. Non sentiamo il dovere di trasmetterlo agli altri come un tesoro da tramandare! Il mondo cambia. Molto presto la nostra esperienza di vita sarà come una moneta fuori corso.

 2) Se pensiamo di essere delle persone speciali non correremo il rischio di sentirci soli. Nel mondo ci sono almeno sette miliardi di persone “speciali”.

 3) Dovremmo imparare a inginocchiarci più spesso, e non soltanto per cambiare la ruota bucata della nostra auto.

 4) Non portiamo davanti allo specchio soltanto il nostro corpo e i vestiti più o meno eleganti che lo ricoprono. Portiamo anche la nostra coscienza. E che sia nuda.

 5) Invece di ingigantire il peso della solitudine che ci fa soffrire, guardiamoci intorno per capire se c’è qualcuno che ha bisogno della nostra compagnia.

 6) Evitiamo di correggere gli errori degli altri, se non siamo stati capaci di farlo con i nostri.

 7) Ascoltiamo tutti con attenzione. Da ognuno c’è qualcosa da imparare. Molti anni fa lessi in un’agenda una frase molto bella: “Nessuno ha sempre torto. Anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno.” Se pensiamo che la ragione stia solo dalla nostra parte, rischiamo di avere più torto di un orologio fermo.

 8) L’ateismo non è una libera scelta o una questione di opinioni personali. E’ il rifiuto di qualcosa: dover accettare che esiste qualcuno molto più grande e intelligente di noi davanti al quale dobbiamo solo chinare il capo e piegare le nostre ginocchia.

 9) Come esercizio propedeutico proviamo a ripetere più volte al giorno, anche solo mentalmente: “Io sono uno dei tanti, sono uno qualsiasi.” Ripetiamolo anche camminando tra la gente, disperdendoci nella folla o salendo su un mezzo pubblico.
“Io sono uno dei tanti, sono uno qualsiasi.”






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giovedì 2 novembre 2017

UNA FEDE ECCEZIONALE


Ogni giorno, davanti al grande Crocifisso ligneo che dominava la parete laterale della navata, decine di fedeli sostavano per pregare e per chiedere una grazia al Signore. C’era chi pregava in silenzio fissando il Volto sofferente di Gesù, chi muoveva appena le labbra in un sussurro accorato e implorante, chi teneva le mani giunte sul petto e un po’ alla volta le stringeva sempre più fino a intrecciare le dita come se si stesse arrampicando all’ultima speranza rimastagli. Il parroco, passando di lì, osservava tutti quei testimoni di tanto dolore e ripeteva in cuor suo, rivolto a Gesù: “Signore, esaudiscili se vuoi.”
Una sera, nel gruppo dei parrocchiani che solitamente sostavano dopo la Messa davanti al Crocifisso, il parroco notò un uomo che non aveva mai visto prima. Poteva avere sui cinquant’anni, era ben vestito, ma ciò che soprattutto lo distingueva dagli altri erano la passione e l’eccezionale fervore con cui pregava. Egli teneva gli occhi fissi in alto verso il Volto di Cristo e piangeva tremando tutto. Tra le espressioni che la voce addolorata non rendeva perfettamente comprensibili, ogni tanto se ne distingueva qualcuna come: “Ti prego!” oppure “Perdonami!” o anche “Che cosa, Signore, che cosa?”. Da quella sera lo vide ancora, quasi tutti i giorni. Dopo la Messa sostava davanti al Crocifisso insieme agli altri fedeli. Come loro pregava e si avvicinava a Gesù per accarezzargli i piedi trafitti dal chiodo e sanguinanti. Come gli altri, dopo aver toccato il chiodo e i piedi si portava la mano alle labbra e la baciava, mandando poi con un gesto quel bacio al Redentore. L’unica cosa che rendeva la sua preghiera diversa da quella degli altri era la forza, l’impeto dell’invocazione che spesso sfociava in pianto dirotto. Il parroco lo guardava commosso, e anche per quel fedele chiese in cuor suo al Signore: “Esaudiscilo, se vuoi”.
Una sera, approfittando del fatto che l’uomo si trovava da solo davanti al Crocifisso poiché la sua preghiera era stata più lunga del solito il parroco, non senza prima aver indugiato ed essersi chiesto se fosse il caso di farlo, decise di avvicinarsi a quell’uomo per parlargli. Non sapendo con quale scusa poteva intraprendere il dialogo con lui, si ricordò che era quasi ora di chiudere il portone della chiesa e disse piano, toccandogli una spalla: “Figliolo, è ora di chiudere. Avrai tempo anche domani per pregare.”
“Mi scusi padre! – rispose l’uomo con imbarazzo –Vado via subito!” Il parroco lo trattenne tenendolo dolcemente per un braccio. “Aspetta, vorrei parlarti un momento. Hai fretta?” “No padre, posso restare ancora un po’.”
Il parroco lo invitò a seguirlo in sagrestia.
"Caro figliolo, - disse facendo una breve pausa per trovare le parole più adatte - io ti guardo ogni giorno mentre sosti in raccoglimento davanti al Crocifisso. Tanta gente si ferma lì per pregare prima e dopo la Messa, ma nessuno lo fa con il tuo stesso fervore. Ed è un fervore che si rinnova ogni giorno sempre con la medesima forza e intensità. So che non dovrei chiedertelo, ma…c’è qualcosa che ti turba, che ti opprime? Stai chiedendo al Signore una Grazia particolare? C’è un grande dolore nella tua vita?” L’uomo sorrise e poi disse: “No padre, tutt’altro. La mia è una vita meravigliosa. Ho un bel lavoro che mi fa guadagnare anche bene, una moglie che mi ama ancora come il primo giorno, due figli stupendi di cui vado fiero. Non ho problemi di salute, né io né i miei cari, e ho tanti amici che mi vogliono bene.” Il parroco lo guardò meravigliato, in silenzio. “Si stupisce padre? – disse l’uomo continuando a sorridere – si stupisce che io venga qui ogni giorno a pregare fino alle lacrime?” “No - rispose il parroco titubante - E’ bellissimo che tu lo faccia. Ma…” “Lei si meraviglia del modo in cui lo faccio, vero?” “Beh…se devo essere sincero…sì, è proprio quello che mi meraviglia adesso.” “Vede padre – continuò l’uomo – ogni giorno incontro persone che soffrono, che hanno problemi terribili, le cui vite spesso sono straziate da tragedie, da sofferenze difficilmente sopportabili. Io invece non ho nulla di tutto questo. Come le dicevo la mia vita è perfetta, invidiabile. So che il Signore ci mette alla prova sia con la sofferenza che con la felicità. A me ha regalato la felicità, e io sento ogni giorno il bisogno di ripagarlo in qualche modo, di ringraziarlo per il grande bene che riempie di luce la mia vita e quella di coloro che amo. Gli chiedo di esserne degno, perché non lo sono, e ho paura che a causa della mia indegnità Egli me lo tolga, questo bene, e mi faccia provare la sofferenza che di sicuro mi renderebbe più consapevole del dolore degli altri.” “Ma no, perché dici questo? –lo interruppe il sacerdote – Il Signore ti fa sentire il Suo affetto nel bene e nell’amore che ti dà. Vivilo con gioia e non pensare che da un momento all’altro possa togliertelo! Eppure - continuo' - dopo tutto quello che mi hai detto, ancora non capisco le tue lacrime, i tuoi pianti davanti alla Croce. Sono lacrime di felicità? Si può piangere di felicità fino a questo punto? Io ti vedo piangere come se fossi addolorato, non felice! Nemmeno coloro che solitamente chiedono una sospirata Grazia al Signore piangono così!” “Le sembra tutto molto eccessivo, vero padre? - rispose l'uomo - Eppure deve credermi se le dico che io sono felice, ma mi sento anche in colpa per il bene che ogni giorno mi dà e che non merito.” La voce gli si incrinò come se stesse per piangere ancora. “Figlio mio - disse il parroco dolcemente carezzandogli una guancia – ma perché pensi di non meritarlo? Hai fatto qualcosa di grave forse?” “No padre, io non ho fatto niente né di male né di bene per meritare tanto! Se avessi peccato fortemente saprei che Egli oggi mi sta aprendo le braccia, e se fossi stato particolarmente buono saprei che Egli mi sta premiando. Ecco perché dico di non meritare tutto questo bene. La mia disperazione viene dal fatto che io so che Lui vuole qualcosa da me e non ho ancora capito che cosa!” Il sacerdote lo guardò in silenzio. Davvero non gli era mai capitato di sentire da un fedele parole simili. “Sa padre che cosa dico al Signore ogni giorno quando sono davanti alla Croce? Finita la preghiera che Lui ci ha insegnato ne recito una mia, personale, nell’attesa che un giorno finalmente mi risponda e mi illumini. Ti prego Signore, ti prego, fammi conoscere la Tua volontà. Sento che la Tua mano si è posata su di me per dirigere la mia vita ma non so ancora in quale direzione andare. Perdonami se non l’ho capito, perdonami! E’ vero che ho già tanto, è vero, ma desidero fare qualcosa di più per Te, e se lo desidero vuol dire che Tu mi stai chiedendo qualcosa. Che cosa Signore, che cosa?”. Pronunciate queste parole l’uomo si passò le mani sugli occhi inumiditi. Il parroco non poté fare a meno di abbracciarlo, avendo trovato in quell’uomo una Fede eccezionale mai riscontrata prima in nessun altro. Lo benedisse, e gli assicurò che Nostro Signore al più presto gli avrebbe fatto capire a quale altissimo compito lo aveva destinato. L’uomo lo ringraziò per la benedizione e fece ritorno a casa con serenità, lodando Gesù per avergli finalmente parlato, e per averlo fatto con la voce di quel sacerdote.





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