Esistono due modi per rifiutare il dono della vita: il primo è suicidarsi, il secondo è abortire. Ma nel secondo caso abbiamo detto "No" al posto di un altro.
Translate
sabato 26 gennaio 2019
ABORTO: IL RIFIUTO DELLA VITA
Esistono due modi per rifiutare il dono della vita: il primo è suicidarsi, il secondo è abortire. Ma nel secondo caso abbiamo detto "No" al posto di un altro.
domenica 20 gennaio 2019
CAVOLI E CICOGNE
domenica 13 gennaio 2019
CARPE DIEM: COGLI L'ATTIMO CHE IL SIGNORE TI HA DONATO
C'era una volta un uomo che si lamentava continuamente della propria vita perché la trovava piena di seccature, di affanni, di angosciosi problemi e di gravose responsabilità. Per questo motivo egli coltivava nel cuore un desiderio irrealizzabile: tornare bambino per rivivere anche un solo giorno della sua infanzia, almeno un giorno senza fastidiose incombenze e assillanti doveri, un giorno che gli restituisse la beata e felice spensieratezza di quell'età piena di sogni e di innocenza. Una sera, più nervoso e amareggiato del solito, decise finalmente di rivolgersi a Dio per implorare la realizzazione di quel desiderio impossibile: "Signore, ti prego, fammi ritornare bambino! Fammi scappare almeno un giorno da questa età così penosa e carica soltanto di noie e di dispiaceri, allontanami da questo presente che non mi piace proprio per niente!" Il Signore volle accontentarlo e gli disse: "Tu hai espresso un solo desiderio ma io ti aiuterò a realizzarne due". Detto ciò lo fece tornare indietro di molti anni e scelse un giorno particolare dell'infanzia di quell'uomo: il giorno in cui egli, rimproverato e messo in castigo dai genitori per aver preso un brutto voto a scuola, aveva pregato tra le lacrime il Signore di farlo diventare subito grande.
mercoledì 26 dicembre 2018
LA NOTTE IN CUI ANDREA SCOPRÌ LA VERITÀ
giovedì 20 dicembre 2018
NATIVITÀ
lunedì 17 dicembre 2018
LA RIVOLUZIONE DI CRISTO
Copyright ©Bruno Canale 2018 (Testo)
sabato 8 dicembre 2018
UNA CREATURA PERFETTA
sabato 24 novembre 2018
UN'ALBA, UN TRAMONTO
giovedì 1 novembre 2018
LA SANTITÀ NON È UN PRIVILEGIO PER POCHI
mercoledì 31 ottobre 2018
RIPASSA DOMANI, PER LA FESTA DI TUTTI I SANTI
domenica 21 ottobre 2018
LA RISATA DI GESU'
Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)
venerdì 5 ottobre 2018
IL SOGNO DELLA BAMBINA
Sono passati due anni e il giovane, che adesso è felicemente sposato, ricorda ancora le parole amare del genitore ma sente in cuor suo che quegli insegnamenti non sono del tutto veritieri. Certo la vita ha dato anche a lui qualche delusione, ma egli è sempre andato avanti senza mai trasformare i sassolini in insostenibili macigni.
Tutto è accaduto nel giorno del compleanno di sua figlia Monica.
Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)
domenica 16 settembre 2018
IL GRANELLO DI SABBIA
sabato 1 settembre 2018
ALLEGORIA DELLA CARITA'
sabato 18 agosto 2018
CREDERE IN "IO" O CREDERE IN DIO?
giovedì 16 agosto 2018
MA DOV'E' DIO?
(La foto si riferisce al crollo del ponte Morandi avvenuto a Genova il 14 agosto 2018)
lunedì 23 luglio 2018
CHE COS'E' LA VERITA'?
giovedì 19 luglio 2018
L'ULTIMA SPERANZA
Varcata la soglia del convento si ritrovò di nuovo nell'assolata campagna, smarrito, stordito come se una violentissima tempesta lo avesse travolto. Mentre camminava nel viale che lo conduceva lontano dal convento senti' bruciargli forte le tempie. Anche il canto perpetuo dei grilli tra le siepi era diventato ossessivo come una tortura. Lui era andato lì pensando che quel frate fosse l'ultima speranza, l'ultima possibilita' di conforto, di sollievo per le sue amarezze ed era stato trattato così, come se il colpevole della propria sofferenza fosse soltanto lui. Mentre rifletteva, ancorato sempre allo stesso pensiero, incominciò perfino a provare rancore per quel frate, e già meditava di parlarne male in giro raccontando a tutti la sua deludente esperienza. Anche l'anziano frate meritava senz'altro di essere annoverato nella lunga lista delle persone che gli avevano fatto del male. Nella sua veste di religioso era stato addirittura il peggiore di tutti, considerato che invece di offrirgli il giusto conforto e una risposta risolutiva lo aveva accusato. Ad ogni passo che faceva il suo rancore aumentava sempre piu' fino ad assumere le spaventose proporzioni di un odio che gli macerava la mente e il cuore. All'improvviso, piu' forte del calore estivo che lo avvolgeva, senti' un fuoco crescergli dentro come una vampa alimentata dal vento. Si fermo' spaventato, si guardo' intorno. Al posto della campagna c'era un deserto, e lui era da solo, li', divorato dal rancore, e il perpetuo ronzio dei grilli si era trasformato in un sibilo di serpi. Cadde in ginocchio coprendosi le orecchie con i palmi delle mani e piangendo si mise a gridare: "Basta! Basta!!". Dopo un po', molto lentamente, torno' a guardarsi intorno e rivide la campagna, risenti' la voce dei grilli. Da lontano vide il convento sulla sommita' della collina. Si alzo' in piedi e comincio' a camminare verso quella direzione. Mentre camminava si rese conto che Fra' Saverio aveva ragione. Soltanto adesso sentiva finalmente il peso salutare e salvifico di quell'ammonimento che era stato per lui come un violento schiaffo al proprio orgoglio. Egli aveva senz'altro bisogno di essere liberato da qualcosa che lo opprimeva da anni rendendolo infelice. Comincio' dunque a correre verso il convento come un assetato corre verso la fonte per non morire. Quando era ormai a pochi metri dal portone d'ingresso, qualcuno venne ad aprire per farlo entrare. Era un giovane frate che l'aveva visto arrivare da lontano. L'uomo, ansimante e sudato, non seppe dirgli nulla. Era stanco e nello stesso tempo agitato dalle nuove consapevolezze che si stavano facendo spazio con tanta forza nel suo cuore. Il giovane frate lo guardo' negli occhi, lo invito' a riprendere fiato, poi gli poso' dolcemente una mano sulla spalla e disse calmo e sereno: "Fra' Saverio ti sta aspettando".
Copyright ©Bruno Canale 2018 (Testo)
martedì 17 luglio 2018
L'ABITO DEL PRETE
Tornato a casa raccontò alla madre del disagio che aveva provato. “Possibile che al giorno d'oggi un sacerdote debba essere guardato come un alieno? E’ forse colpa della tonaca o di qualcos’altro?”. Ella rispose: “Figlio mio, tu sei un prete e hai il dovere di farti riconoscere come tale. Che t’importa che ormai la talare non la indossa quasi più nessuno? I poliziotti non indossano l’uniforme? E i medici, non indossano il camice bianco forse? La differenza è che loro lo fanno solo quando sono in servizio, mentre tu devi farlo sempre, perché sei sempre al servizio di Nostro Signore Gesù Cristo.”
Il giorno seguente il giovane sacerdote uscì di nuovo dalla chiesa con la tonaca e s’incamminò verso la metropolitana. Le parole di sua madre gli avevano dato coraggio. Nel treno, in mezzo alla folla, sentì di nuovo gli occhi dei viaggiatori puntati su di lui, ma lui ricambiò tutti quegli sguardi con un sorriso benevolo. Uscito dalla stazione della metro vide un barbone che giaceva su un materasso sudicio con accanto a sé un piattino per l’elemosina e un cartello con su scritto: “VENGO DA LONTANO”. Il sacerdote tirò fuori venti euro dal portafoglio e li mise nel piattino. Poi si chinò su di lui e gli domandò: “Da dove vieni?”. Il barbone disse con amarezza: “Padre, lei si è fermato per farmi un’elemosina ma il buon Dio deve essersi scordato di me.” “Ma no - rispose il giovane - il Signore non dimentica nessuno dei Suoi figli! Ecco, oggi ha mandato me e domani ti manderà un altro amico.” Poi gli diede l’indirizzo della Caritas diocesana dove avrebbe ricevuto degli abiti puliti e un pasto caldo. Il barbone lo ringraziò e disse: “Vuole sapere davvero da dove vengo padre? Dalla “fine del mondo”, come Papa Francesco!”.
Il giovane fu molto contento dell’esito di questo incontro. Con passo più sicuro ed animo sollevato si avviò dunque verso i giardini pubblici. Mentre camminava sereno sentì che la tonaca si faceva sempre più leggera sul suo corpo. Non gli pesava più ad ogni passo, e i suoi lembi sventolavano nell’aria fresca come una bandiera di amicizia e di fraternità. Quando finalmente raggiunse i giardinetti qualcosa attirò la sua attenzione. All’ombra di un platano un uomo anziano stava seduto su una panchina tenendosi la testa fra le mani. Fece per avvicinarsi, ma pensando di importunarlo ebbe un po’ di esitazione. Gli si accostò dunque molto lentamente e rimase in piedi davanti a lui, in silenzio. Con molta tristezza si accorse che stava piangendo. Non poté fare a meno dunque di sedergli accanto. Dopo qualche secondo l’uomo si voltò verso di lui e, senza dire nulla, si accasciò sulla sua spalla continuando a versare lacrime. Il giovane sacerdote lo strinse affettuosamente tra le braccia. Non volle chiedergli nulla, nemmeno il motivo di quel pianto. Rimasero per qualche minuto così. Il giovane stringeva a sé il dolore di quel pover’uomo che gli bagnava la tonaca con le sue lacrime singhiozzando come un bambino tra le braccia della madre. Alla fine l’infelice sollevò il volto bagnato dalla sua spalla e disse: “Mi scusi padre, ma avevo proprio bisogno dell’abbraccio di qualcuno. E se questo qualcuno è un sacerdote vuol dire che Dio ha avuto misericordia di me. Grazie”. Dopo aver pronunciato queste parole si allontanò e scomparve tra la gente. Il giovane era rimasto seduto sulla panchina senza riuscire a dire nulla, nemmeno a capire quale dramma si potesse nascondere dietro un simile pianto. Si alzò mestamente e cominciò ad incamminarsi pensieroso. Fatti pochi passi, sentì all’improvviso una voce femminile alle sue spalle che gridava: “Padre! Padre!!”. Una donna sui quarant’anni gli stava correndo incontro. Quando finalmente lo raggiunse disse ansimando: “Mi scusi padre, l’ho vista da lontano. Ho un bisogno urgente di confessarmi, la prego, ne ho davvero bisogno!” Il giovane fu stupito da tanta irruenza. “Ma come? Qui, adesso? Il suo parroco non può?” Padre, io non vivo in questa città - rispose lei - mi trovo qui soltanto per risolvere un problema legale con i miei fratelli a causa di un’eredità. Quando l’ho vista da lontano, in mezzo alla gente, non mi è sembrato vero. Un sacerdote proprio nel momento in cui desideravo confessarmi. La prego, non mi neghi questa possibilità!” Il giovane si guardò intorno imbarazzato, poi scorse un angolo più tranquillo dove c’era un muretto in ombra e invitò la donna a seguirlo. Quando furono seduti su quel muretto che li teneva distanti dai rumori delle automobili e dalle voci dei bambini che giocavano, la donna cominciò a confessarsi. Mentre con voce bassa e pudica ella enumerava le sue colpe, il giovane sacerdote capì che quella mattina, senza la tonaca, un ministro di Dio sarebbe passato inosservato agli occhi del mondo. Un uomo solo e sofferente non avrebbe avuto una spalla su cui piangere, e una donna con urgente bisogno di pace interiore non avrebbe provato la gioia di potersi riconciliare con Dio. Ringraziò dunque il Signore per avergli ispirato la vocazione del sacerdozio e per avergli fatto il dono di accogliere tra le sue braccia e sulla sua veste i dolori e le speranze di coloro che lo amano e credono in Lui.
Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)
lunedì 16 luglio 2018
IL MAGNIFICO DONO DEL BATTESIMO
martedì 10 luglio 2018
LA MORTE E' UNA BUGIA
La morte ha l'assurda pretesa di volerci togliere in un istante tutte le cose meravigliose che Dio ci ha donato: la luce, il sole, l'amore, la vita stessa. In piu' vorrebbe farci credere che tutto si conclude qui sulla Terra, e che dunque ogni uomo ha una scadenza oltre la quale i sogni e le speranze si spengono. Infine vorrebbe farci credere che della creatura fatta a immagine di Dio non restera' che un mucchietto di ossa o di cenere, e talvolta neanche questo. La morte vorrebbe farci credere che presto saremo dimenticati, e che il tempo passera' su di noi come un colpo di vento che spazza via i ricordi. Vorrebbe darci a intendere che ogni sforzo e' stato inutile, e cosi' ogni progetto, ogni sentimento. La morte si arroga il diritto di essere suggello e compimento di ogni esistenza facendoci pensare che in fondo si nasce solo per morire. La morte crede di poterci rubare il cuore, di poter cancellare i passi che abbiamo lasciato sulle strade del mondo, i sorrisi che abbiamo donato, le carezze che abbiamo ricevuto e gli abbracci che hanno unito il nostro cuore a quello di chi ci ha voluto bene. Crede di portare via i nostri giochi, la nostra infanzia, il sapore delle torte e delle favole, l'odore vivo di un prato bagnato dalla pioggia, il caldo sapore delle lacrime e l'affetto di chi ce le ha asciugate. Tante altre cose preziose di noi la morte vorrebbe chiudere per sempre nel suo sacco prima di scaraventarlo nell'abisso del niente. Ma ci sono bugie cosi' grosse che nemmeno il piu' sciocco degli sciocchi ci crederebbe. La morte non e' altro che la piu' volgare e patetica bugia della nostra vita.
Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)
domenica 8 luglio 2018
CORCOVADO
Sulla montagna del Corcovado, a Rio de Janeiro, si erge l'imponente statua del Cristo Redentore la cui costruzione fu terminata nel 1931. Provate ad osservare la formazione rocciosa che si trova di fronte al Corcovado e che delimita la baia. Non vi sembra di scorgere la sagoma del Cristo con le braccia aperte visto di spalle? Sembra che la natura abbia voluto scolpire l'immagine del Redentore che abbraccia l'umanita' prima che lo facessero gli uomini.
domenica 1 luglio 2018
L' AUTOGRAFO
Se chiedessimo a Dio di farci un autografo, Egli risponderebbe: "Sei tu il mio autografo."
Copyright © Bruno Canale 2018 (Testo)
sabato 16 giugno 2018
IL PIANETA DELLE SCIMMIE
sabato 9 giugno 2018
CHE COSA VUOL DIRE LA PAROLA ATEO?
La parola "ateo" viene dal greco "a-theos" che vuol dire letteralmente "senza Dio". Chi proclama dunque con orgoglio "Io sono ateo" sta dichiarando di essere un "senza Dio". Cosi' dicendo non dimostra che Dio non esiste, dimostra solo di averlo allontanato dal proprio cuore.
"ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo"
(S. Paolo, lettera agli Efesini 2, 12)
sabato 19 maggio 2018
CREDERE IN DIO
Non si crede in Dio per vincere la paura della morte, ma per capire il senso della vita.
Copyright © Bruno Canale 2018
sabato 12 maggio 2018
NOI NON SIAMO COINCIDENZE
Chi di voi pensa di essere frutto di una coincidenza? Questo vorrebbe dire che siete solo il prodotto fortuito dell'incontro tra un uomo e una donna, i vostri genitori appunto, e che per caso essi si sono incontrati e sempre per caso vi hanno messo al mondo. Se così fosse, noi non saremmo delle creature ma soltanto i casuali prodotti di un'assurda lotteria. Il Signore non lascia nulla al caso, e seppure qualcosa avvenisse per caso su questa Terra Egli la trasformerebbe subito in un elemento necessario e compartecipe del Suo progetto d'amore. Quante volte vi sarete chiesti: "Perché sono nato in questa città e non altrove?" o anche "Perché sono nato in questa famiglia e non in un'altra?" oppure "Perché ho sposato proprio questa persona? Era destino che ci incontrassimo o è stata tutta una combinazione?". E chissà quante altre domande vi sarete posti sull'origine di tanti eventi della vostra vita! Ecco, da oggi in poi non chiedetevi più nulla. Primo perché non riuscireste mai a trovare una risposta convincente; secondo perché così mettereste in dubbio l'efficacia dell'operato di Dio o, peggio, avanzereste la malsana ipotesi che Egli agisca senza criterio, come se noi fossimo palline impazzite che girano vorticosamente nella roulette fino a fermarsi sopra un numero qualsiasi. Ma per fortuna la vita non è un gioco d'azzardo fatto solo di coincidenze e di casualità. Noi che siamo piccole creature imperfette abbiamo comunque dei progetti, perseguiamo degli scopi, pianifichiamo la nostra esistenza. Alcune cose le portiamo a termine, altre no, ma nessun essere umano sarebbe disposto ad affidare la propria vita ai capricci del caso. E così Dio, Padre perfetto e infallibile, non avrebbe mai lasciato che fosse il caso a governare l'Universo.
Copyright © Bruno Canale 2018
martedì 8 maggio 2018
SUPPLICA ALLA REGINA DEL SS. ROSARIO DI POMPEI (TESTO INTEGRALE)
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.
Ave Maria
È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Ave Maria
Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
Ave Maria
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.
Salve Regina



























